Messi chiude da re, Ronaldo col jet: il confronto che fa male
L’addio annunciato dell’argentino e la fuga del portoghese dalla Nazionale riaccendono una rivalità che il tempo sta riscrivendo.
Il 6 ottobre, al Monumental di Buenos Aires, l’Argentina potrebbe trasformare un’amichevole contro il Benin in una cerimonia nazionale. La partita conta poco sul piano sportivo, ma tutto su quello simbolico: Lionel Messi si prepara a salutare la Nazionale davanti al suo pubblico, mentre dall’altra parte dell’oceano Cristiano Ronaldo ha lasciato il ritiro del Portogallo dopo essere finito in panchina contro la Norvegia.
Due campioni arrivati alla fase conclusiva della carriera stanno scegliendo strade opposte. Messi sembra aver deciso di fermarsi quando ritiene compiuto il proprio percorso; Ronaldo continua invece a inseguire un traguardo personale e vive ogni esclusione come una questione che riguarda direttamente il suo status.
Messi prepara l’ultimo ballo
Il presidente della federazione argentina ha definito quella serata «l’ultimo tango». Non sarà una gara decisiva né un appuntamento capace di cambiare gli equilibri del calcio internazionale, ma il contesto promette di essere solenne: l’intero Paese accompagnerà il suo capitano verso l’uscita, con i compagni del gruppo del 2022 presenti per condividere con lui quei novanta minuti.
Messi, due anni più giovane di Ronaldo, ha scelto il 31 agosto per comunicare di non avere più nulla da offrire alla Nazionale. È una frase difficile per qualsiasi fuoriclasse, soprattutto per chi ha ancora la possibilità di restare. La sua decisione è arrivata dopo una finale mondiale persa ai supplementari contro la Spagna, al termine di un torneo in cui aveva trascinato l’Argentina attraverso partite complicate e rimonte inattese.
Quella scelta non ha prodotto distanza. Al contrario, Messi ha invitato personalmente alla sua festa i compagni della spedizione del 2022. La loro presenza a Buenos Aires, anche per una semplice amichevole contro il Benin, racconta un legame costruito nel tempo: non un obbligo formale, ma la volontà di esserci per il leader che li ha guidati in campo e fuori.
Ronaldo resta prigioniero dei numeri
Il quadro portoghese è molto diverso. A Copenaghen, contro la Norvegia, Ronaldo è rimasto in panchina nonostante il riscaldamento. Jorge Jesus, suo ex allenatore all’Al Nassr, ha poi fatto sapere che non sarebbe sceso in campo contro la Danimarca, assumendosi la responsabilità della decisione con una risposta netta: «decido io».
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Il portoghese non ha preso parte all’allenamento successivo. Da Madrid ha fatto arrivare un jet privato ed è partito prima che il resto della squadra concludesse il lavoro. In un messaggio ha promesso di spiegare «a tempo debito» le ragioni della sua scelta, lasciando aperta una vicenda che il suo stesso comportamento ha trasformato in un caso pubblico.
Sarebbe riduttivo leggere l’episodio soltanto come un capriccio. L’ossessione che lo ha portato a costruire il proprio corpo e la propria carriera è stata anche la fonte della sua eccezionale grandezza. A quarantuno anni, però, quella stessa spinta sembra rendere più difficile accettare un ruolo secondario, soprattutto mentre le prestazioni con il Portogallo vengono giudicate molto al di sotto delle attese.
C’è poi il conto dei gol: ne mancano 21 per arrivare a quota 1000, obiettivo che Ronaldo ha dichiarato di voler raggiungere. Il traguardo appare legato soprattutto alla sua storia personale, più che a quella della Nazionale. Per questo la maglia rischia di diventare un mezzo, i compagni semplici comparse e l’allenatore l’uomo che può rallentare la corsa verso la cifra simbolica.
Nel calcio, però, conta anche il modo in cui un campione decide di congedarsi. Messi sembra orientato a uscire circondato dall’affetto di una squadra e di un Paese; Ronaldo, invece, appare ancora impegnato a difendere il proprio posto e la propria centralità. Il confronto tra i due, riacceso da queste ore, restituisce un’immagine difficile per il portoghese: uno prepara l’addio tra gli abbracci, l’altro lascia il ritiro con il motore del jet già acceso.
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