Massimo Mauro: «Alla Juve manca l’appartenenza»
L’ex centrocampista critica rosa, spogliatoio e gestione della squadra alla vigilia della gara interna contro il Napoli
Massimo Mauro ha attaccato la Juventus, contestando l’atteggiamento dei giocatori e l’assenza di un forte legame con la maglia. Secondo l’ex centrocampista bianconero, le responsabilità non possono ricadere soltanto su Luciano Spalletti.
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Le critiche allo spogliatoio
Mauro ha paragonato l’attuale ambiente juventino a quello dell’Inter di Massimo Moratti, spesso accusata in passato di essere composta da gruppi poco amalgamati. A suo giudizio, diversi calciatori tendono a non prendersi responsabilità quando il pallone è tra i piedi di un compagno.
L’ex giocatore ha salvato soltanto l’iniziativa di Kolo Muani contro il Genoa: il francese, dopo aver saltato due avversari, aveva provato a creare un’occasione mettendo il pallone in area. Per il resto, Mauro ha definito la prestazione della squadra molto negativa e ha collegato il problema alla perdita del senso di appartenenza.
Il commentatore ha inoltre criticato le accuse pubbliche rivolte da Bremer e McKennie ai compagni, rei di avere mostrato poca intensità e carattere. «Quando parte lo scaricabarile in uno spogliatoio, significa che la situazione è molto complicata», ha detto, sostenendo che in questi casi dovrebbero intervenire soltanto società e allenatore.
Rosa e responsabilità tecniche
Mauro ha messo in discussione anche alcune valutazioni compiute negli ultimi anni sul valore della rosa. A suo parere, McKennie potrebbe non avere meritato un rinnovo da 3,5 milioni di euro all’anno, mentre Kolo Muani sarebbe stato inseguito per tre sessioni di mercato senza rappresentare necessariamente l’investimento giusto. Anche il prestito di Woltemade, costato 3 milioni per una stagione senza diritto sul futuro, è stato citato come esempio di scelta discutibile sul piano della programmazione.
Nel giudizio dell’ex centrocampista rientrano anche giocatori presenti da più tempo. Bremer, secondo Mauro, non è più quello acquistato dalla Juventus, mentre Cambiaso avrebbe smesso di incidere proprio quando la squadra ha incontrato maggiori difficoltà. Il secondo monte ingaggi della Serie A, ha osservato, dovrebbe garantire personalità e rendimento superiori rispetto a quelli mostrati dai bianconeri in classifica e nelle partite.
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La critica non ha risparmiato i dirigenti. Mauro ha escluso responsabilità dirette della proprietà, ricordando gli investimenti effettuati, ma ha accusato alcuni responsabili di avere considerato l’arrivo alla Juventus come un punto d’arrivo. Tra gli atteggiamenti contestati ci sono la scarsa disponibilità al lavoro, la difficoltà nell’apprendere rapidamente l’italiano e un comportamento ritenuto troppo distante dall’umiltà richiesta dal club.
Spalletti e il confronto con Allegri
Mauro ha difeso in parte Spalletti, ricordando di aver visto la Juventus esprimersi molto bene poco dopo il suo arrivo. Ora, invece, la squadra gli appare involuta, simile a quella guidata da Tudor. L’ex centrocampista ha anche invitato l’allenatore a ricordare le assenze di Yildiz, Thuram e Locatelli, soprattutto nel caso in cui aumentassero le contestazioni nei suoi confronti.
Secondo Mauro, gli schemi contano poco se mancano corsa, aggressività e disponibilità a vincere i duelli. Ha indicato l’Inter come esempio opposto, citando la difesa della maglia espressa da Chivu dopo la partita contro la Fiorentina, quando l’allenatore aveva parlato anche del rigore non concesso.
Il ritiro deciso da Spalletti fino alla gara di domenica sera contro il Napoli è stato definito una pratica ormai rara nel calcio attuale, normalmente associata alle squadre impegnate nella lotta per non retrocedere. Mauro ritiene che un pareggio o una sconfitta possano rendere molto pesante la situazione della Juventus, pur ricordando che anche il Napoli, fino a mercoledì sera, aveva tre punti in meno dei bianconeri.
Sul confronto tra Spalletti e Massimiliano Allegri, Mauro non ha indicato un allenatore in condizioni peggiori: entrambi hanno gli stessi punti e stanno attraversando una fase difficile. «Sono due grandi allenatori alle prese con grandi difficoltà», ha concluso.
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