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Sport 2 min di lettura2 ore fa

Maradona, Buonfiglio avverte: il Comune non può fare tutto da solo

Il presidente del Coni chiede un coinvolgimento dei privati per il rilancio dello stadio e indica nella gestione la vera sfida per gli impianti sportivi.

Il futuro dello stadio Maradona non può dipendere soltanto dalle risorse del Comune. A Napoli, Luciano Buonfiglio ha sollecitato l’intervento dei soggetti privati, spiegando che il rilancio dell’impianto richiede una responsabilità condivisa e una programmazione più ampia.

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Sul Maradona serve una svolta

Il presidente del Coni ha affrontato il tema durante la tappa napoletana di Motore Italia, iniziativa itinerante e multimediale di Class Editori. Nel suo intervento, Buonfiglio ha collegato la situazione dello stadio al quadro più generale delle strutture sportive presenti in città.

La posizione espressa è netta: «Sul Maradona devono investire anche i privati, non può spendere solo il Comune». Il messaggio riguarda quindi non soltanto la necessità di trovare fondi, ma anche il modello con cui accompagnare gli interventi sull’impianto.


Impianti, il nodo della gestione

Buonfiglio ha riconosciuto l’impegno dell’amministrazione comunale nel tentativo di recuperare il patrimonio sportivo napoletano. Allo stesso tempo, ha invitato a non attendersi soluzioni immediate: per rimettere in ordine strutture e impianti, secondo il presidente del Coni, occorre un piano strategico destinato a svilupparsi nell’arco di più anni.

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L’altro passaggio indicato come decisivo riguarda la gestione successiva ai lavori. Costruire o rinnovare un impianto, infatti, non sarebbe sufficiente se poi mancassero figure capaci di amministrarlo in modo efficace. «Gli impianti li puoi costruire, ma se poi non vengono gestiti bene, decadono», ha osservato Buonfiglio.


Napoli non è un caso isolato

Il presidente del Coni ha allargato il ragionamento oltre il capoluogo campano. Pur definendosi «un ottimista irriducibile», ha sostenuto che le difficoltà di Napoli vadano confrontate con quelle di molte altre città italiane, dove la situazione delle strutture sportive sarebbe ancora più arretrata.

«Se Napoli è zoppa, tante altre città sono proprio a terra», ha affermato. La sua valutazione, dunque, riconosce i problemi esistenti all’ombra del Vesuvio ma li inserisce in una condizione nazionale più ampia, nella quale il recupero degli impianti richiede continuità, investimenti e competenze gestionali.

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