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Sport 3 min di lettura40 min fa

Malagò sfida Galliani: «Mancini? Lo volevo dall’inizio»

Il commissario della Federcalcio prepara la corsa del 14 dicembre, racconta la rottura con Maldini e chiarisce cosa accadde con Guardiola e Pirlo.

La partita per la presidenza della Figc si riapre in vista del 14 dicembre, con Giovanni Malagò pronto a ripresentarsi e deciso a verificare il sostegno della Serie A. Sullo sfondo resta l’ipotesi di una candidatura di Adriano Galliani, mentre il commissario federale rivendica di avere già incassato l’appoggio di 13 presidenti su 20 contattati.

Nel frattempo Malagò torna sulle scelte che hanno accompagnato il suo incarico: dalla nomina di Roberto Mancini alla frattura con Paolo Maldini e Leonardo, fino ai contatti mancati con Pep Guardiola e al caso Andrea Pirlo.

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La corsa al voto resta aperta

Malagò ha spiegato di non considerare il commissariamento una sconfitta personale. Dopo appena cento giorni alla guida del Coni, accettò quell’incarico per impedire che il confronto interno producesse una rottura insanabile: a suo giudizio, un voto in Giunta avrebbe potuto lasciare il sistema senza un vero vincitore.

In vista dell’assemblea, il dirigente sta lavorando per ricomporre le divisioni che avevano segnato il calcio italiano. Ha già parlato con tredici presidenti e riferisce di aver ricevuto da tutti una conferma del sostegno; l’obiettivo è ripartire dal risultato di giugno, quando 19 società su 20 si erano schierate dalla sua parte. L’eventuale candidatura di Galliani, sostenuta da alcune realtà della massima serie, rende però ancora incerto lo scenario.

Malagò non esclude quindi la possibilità di un confronto, anche se auspica che la propria candidatura continui a riunire le componenti federali. Non si dice sorpreso dalle resistenze e sostiene di volerle affrontare attraverso il dialogo. Ha anche precisato che, se eletto, lascerà l’incarico di dirigente accompagnatore dell’Aniene nel campionato di Serie D di calcio a 5, ruolo per il quale si è recentemente tesserato.


Mancini era la sua prima scelta

Sul rilancio della Nazionale, Malagò ha attribuito a Mancini il merito di avere restituito fiducia all’ambiente, pur ricordando che il percorso è appena iniziato e che il debutto contro il Belgio era stato negativo. Ha poi chiarito che il tecnico rappresentava il suo orientamento fin dall’inizio: «Che io volessi Mancini dall’inizio non c’è ombra di dubbio».

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La scelta di affidare a Maldini un ruolo centrale nasceva, secondo il commissario, dalla volontà di separare la gestione sportiva dalle responsabilità organizzative, economiche e istituzionali. Malagò pensava che l’ex difensore avrebbe condiviso la direzione da prendere per la panchina azzurra, ma il disaccordo sul commissario tecnico portò alla rottura.

Dopo il distacco, i due si sono sentiti soltanto una volta. Malagò ha lasciato aperta la porta a un nuovo incontro a Milano dopo le elezioni, se Maldini sarà disponibile. Quanto a Leonardo, la sua presenza era stata accettata perché i due avevano già lavorato insieme e avevano progetti comuni, anche sul piano finanziario.


Guardiola e il nodo Pirlo

Malagò ha negato di avere parlato personalmente con Guardiola. Il confronto con l’allenatore del Manchester City era stato gestito da Maldini e Leonardo, rimasti con lui per un’intera serata. Secondo il commissario, Guardiola aveva scelto una pausa per ragioni anche familiari, ma avrebbe preso in considerazione la Nazionale italiana qualora avesse deciso di tornare al lavoro.

Diverso il caso di Pirlo, inizialmente indicato dalla coppia Maldini-Leonardo come possibile soluzione per la panchina. Il problema emerse quando venne alla luce il suo accordo da ambasciatore per una società russa di scommesse: né Malagò né Maldini, ha raccontato il commissario, erano a conoscenza di quel vincolo.

A quel punto l’operazione venne interrotta e il confronto con Maldini si concluse. Malagò ha detto di non aver vissuto quel passaggio con particolare apprensione, pur riconoscendo di essere rimasto leale fino a quando il progetto era rimasto praticabile. La sua ricostruzione è netta: una volta saltata la soluzione, non restava che separarsi e proseguire su strade diverse.

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