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Sport 3 min di lettura2 giorni fa

Italia, doppia partita a Bursa: in campo e fuori il futuro del calcio

La sfida contro la Turchia vale molto per la Nations League, mentre lo scontro tra Coni, Figc e governo minaccia di trasformarsi in un caso istituzionale

L’Italia arriva a Bursa con una classifica già scomoda e un clima tutt’altro che sereno. Dopo il ko per 2-0 contro il Belgio all’Olimpico, la gara contro la Turchia di Vincenzo Montella assume il peso di uno spareggio anticipato per evitare la retrocessione in Lega B. Intanto, fuori dal campo, il sistema calcistico italiano è al centro di uno scontro che coinvolge Uefa, Coni, governo e Figc.


A Bursa l’Italia non può sbagliare

La preparazione degli azzurri è stata complicata anche dal maltempo: la pioggia ha impedito a Roberto Mancini di svolgere l’allenamento di rifinitura. Il commissario tecnico dovrebbe cambiare diversi uomini rispetto alla formazione schierata a Roma.

Tra i pali è previsto Donnarumma, con Kayode, Scalvini, Bastoni e Calafiori nel reparto arretrato. Frattesi, Tonali e Doumbia dovrebbero comporre la linea mediana, mentre in attacco sono candidati Raspadori, Pio Esposito e Cambiaghi. Restano aperti alcuni confronti: Calafiori può lasciare spazio a Ruggeri, Raspadori contende una maglia a Seba Esposito e Pio Esposito è in concorrenza con Kean o Scamacca.

Mancini ha provato a mantenere il focus sulla gara, spiegando: “Servono lavoro e tanto impegno, la strada è questa. Pressione? Non la sento”. Il risultato, però, potrebbe pesare anche sul giudizio complessivo verso il tecnico e sull’intero assetto uscito dalle elezioni del 22 giugno.


Ceferin alza il livello dello scontro

A rendere ancora più delicato il momento è intervenuto Aleksander Ceferin. In un’intervista pubblicata dalla Gazzetta, il presidente dell’Uefa ha espresso sostegno a Giovanni Malagò nella vicenda legata al mancato tesseramento, interpretata da Nyon come il possibile pretesto per mettere in discussione gli attuali equilibri del calcio italiano.

Secondo lo scenario ritenuto molto probabile dal Corriere della Sera, un commissariamento con una marcata impronta politica potrebbe produrre conseguenze rilevanti. Tra quelle evocate c’è anche la perdita dell’organizzazione dell’Europeo 2032, torneo che Italia e Turchia dovrebbero ospitare insieme.

Luciano Buonfiglio ha reagito rivendicando l’autonomia dell’organismo olimpico e il rispetto del perimetro istituzionale. Andrea Abodi, invece, ha contestato la ricostruzione di Ceferin: “Ceferin è stato purtroppo male informato e la ragione non è nobile. Non c’è ingerenza da parte della politica perché il tema è sportivo e se ne sta occupando il Coni. Ci sono regole e norme da rispettare e c’è chi deve farle rispettare. Quanto all’europeo 2032, stiamo rispettando programmi e scadenze concordate con l’Uefa”.

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La Giunta Coni verso il verdetto

La decisione spetterà alla Giunta del Coni, che dovrebbe pronunciarsi al termine delle quattro partite di Nations League. Da settimane i consulenti legali delle due parti stanno preparando le rispettive strategie: da una parte la federazione, dall’altra il comitato olimpico.

Il commissariamento resta l’ipotesi considerata più concreta e il possibile blocco istituzionale rischia di aggravare una crisi già profonda. L’Italia è stata esclusa dal Mondiale per tre edizioni consecutive e l’ennesimo conflitto ai vertici non aiuterebbe a correggere le debolezze del movimento.

Malagò potrebbe comunque presentarsi a una nuova elezione. Il risultato potrebbe essere una conferma, anche con un consenso più basso rispetto al 68,28% ottenuto il 22 giugno. La Serie A continua formalmente a sostenerlo, mentre anche Serie B e Serie C dovrebbero restare sullo stesso fronte. Il ruolo decisivo potrebbe spettare alle associazioni di allenatori e calciatori.


Il fronte opposto resta coperto

Per ora non sono emersi nomi pronti a sfidare Malagò. L’area contraria, tuttavia, starebbe lavorando senza esporsi e potrebbe presentare una candidatura soltanto quando il quadro sarà più definito, magari con una scelta inattesa.

Il nodo, quindi, non riguarda soltanto il presidente del Coni. Se lo scontro sulla tessera e sulle regole dovesse sfociare in un cambio imposto agli equilibri federali, potrebbe essere coinvolto tutto il gruppo dirigente nato dal voto del 22 giugno. A Bursa l’Italia si gioca punti pesanti, ma la partita istituzionale resta altrettanto delicata.

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