Italia-Belgio, tribune fredde e segnali politici: il test che pesa su Malagò
All’Olimpico la presenza del governo sarà ridotta al minimo, mentre la sfida con il Belgio apre un ciclo che può incidere anche sugli equilibri della Figc.
L’esordio dell’Italia nella nuova fase di Nations League arriva con un dettaglio che supera il campo: all’Olimpico la politica si terrà ai margini, mentre sullo sfondo resta aperto il dossier legato al futuro di Giovanni Malagò. La partita con il Belgio inaugura anche una serie di appuntamenti che possono riflettersi sugli equilibri federali.
Tribune vuote e messaggio politico
Sugli spalti ci sarà un pubblico non pienissimo: fino a poche ore dal calcio d’inizio risultavano venduti poco più di 39mila biglietti. E tra gli esponenti istituzionali annunciati figurano soltanto Andrea Abodi e Adolfo Urso, presenza quasi obbligata per il loro ruolo.
Il resto del mondo politico, invece, ha scelto di non farsi vedere. È un’assenza che viene letta come una presa di distanza, soprattutto perché il tema non riguarda solo la nazionale ma anche l’attuale fase della Federcalcio. Giovanni Malagò, eletto tre mesi fa con quasi il 70% dei consensi, resta al centro di un confronto che la sfida con il Belgio può influenzare indirettamente.
Mancini riparte dal Belgio
Roberto Mancini chiede di archiviare in fretta il passato recente e pensa soprattutto a un avvio convincente. In conferenza stampa ha spiegato che la squadra vuole voltare pagina dopo la Bosnia e che l’atmosfera dell’Olimpico può diventare una risorsa, non un ostacolo. Ha anche aggiunto che la pressione dovrà trasformarsi in spinta e che la formazione è quasi definita.
Sul piano tattico, il ct parte dal 4-3-3, pur lasciandosi la possibilità di passare in corsa al 4-2-3-1. Davanti a Donnarumma dovrebbero agire Di Lorenzo, Mancini, Coppola e Calafiori; in mezzo Barella, Romano e Tonali. Sulle corsie restano aperti i dubbi a destra tra Cambiaghi e Vergara, mentre al centro si contendono una maglia Pio Esposito e Kean; a sinistra dovrebbe partire Maldini. Non è esclusa nemmeno una soluzione con due punte, Kean e Pio Esposito insieme.
La corsa che vale anche fuori dal campo
Il calendario dell’Italia prevede poi Turchia il 28 settembre, Francia il 2 ottobre e ancora Turchia il 5 ottobre. Queste gare contano per il torneo e per la permanenza in Serie A, con effetti su ranking e sorteggi futuri, ma finiscono per pesare anche sul dibattito interno alla federazione.
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Secondo la lettura che circola nell’ambiente, una serie positiva complicherebbe i piani di chi punta a ridimensionare Malagò; un risultato deludente, al contrario, potrebbe rafforzare l’ipotesi di un commissariamento della Figc, già considerata prima di questa finestra di partite.
La decisione passerà dalla Giunta Coni, che formalmente dovrebbe restare estranea a queste dinamiche. Eppure il clima è chiaro: il giudizio su Malagò rischia di essere soprattutto politico, in un contesto in cui i risultati della nazionale possono finire per orientare anche i rapporti di forza fuori dal terreno di gioco.
Il Belgio cambia guida
Anche il Belgio arriva all’Olimpico con un nuovo allenatore: Marc Van Bommel, fermo dal 2024, ha preso il posto di Rudi Garcia e ha avviato una fase di ricambio. Restano comunque punti fermi come Kevin De Bruyne, il capitano Tielemans e Lukaku, anche se quest’ultimo non è ancora al meglio e potrebbe iniziare dalla panchina.
Van Bommel ha ricordato di aver vissuto a Roma uno dei momenti più importanti della sua carriera, lo scudetto conquistato ai tempi del Milan, e ha presentato la sfida come una ripartenza per entrambe le selezioni. Per il nuovo ct dei Diavoli Rossi, l’obiettivo è misurarsi subito con un’Italia che vuole fare bene al debutto e rimettersi in marcia davanti al proprio pubblico.
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