Italia-Belgio, il ritorno di Mancini e la prova che vale più di un risultato
All’Olimpico si apre la Nations League degli azzurri, tra il rientro del ct, le incognite tecniche e il peso delle tensioni federali sullo sfondo.
Il primo banco di prova dell’Italia arriva con una domanda semplice ma pesante: questa Nazionale saprà tornare credibile già contro il Belgio? All’Olimpico, nella gara d’esordio in Nations League, Roberto Mancini ritrova la panchina azzurra e punta tutto su un’idea precisa: giocare bene, oltre che fare punti. È la strada che, secondo il ct, può riavvicinare il pubblico e trasformare il clima attorno alla squadra.
Accanto al tema tecnico c’è anche un contesto più ampio, che va ben oltre la partita di domani. Il calcio italiano spera in una sequenza di prestazioni capaci di cancellare le ombre lasciate dalla mancata qualificazione al Mondiale, mentre la federazione osserva con attenzione ogni passaggio. In tribuna e davanti alla tv ci saranno tifosi e addetti ai lavori, tutti in attesa di segnali concreti.
Il rientro di Mancini e le prime scelte
Per Mancini, tornato a Coverciano dopo il trionfo europeo e la parentesi in Arabia, la settimana ha un valore anche emotivo. Il ct ha definito il Belgio un avversario forte e ha fatto capire di aver quasi definito l’undici iniziale, pur con alcune caselle ancora aperte. In questa fase, ha lasciato intendere, non c’è spazio per troppi test.
Le indicazioni più chiare riguardano l’attacco: Pio Esposito si gioca una maglia con Kean, che appare favorito, mentre Zaniolo resta un profilo centrale nei pensieri del commissario tecnico. Tra i nuovi, invece, il nome più vicino al debutto è quello del centrocampista del Cagliari, Romano. Donnarumma ha detto di essere rimasto colpito dal suo impatto, segnale che il gruppo lo sta già osservando da vicino.
Giovani, errori e un obiettivo dichiarato
Il capitano Gigi Donnarumma ha ammesso che il ricordo di Zenica resta doloroso, ma ha invitato a guardare avanti. Per lui e per il ct l’orizzonte è chiaro: costruire una Nazionale capace di imporre il proprio gioco, come accadde all’Europeo vinto nel 2021. Mancini, da parte sua, insiste sul fatto che i giovani vadano protetti più che caricati di responsabilità.
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Il tecnico ha anche spiegato che l’Italia sogna di arrivare alla finale per il primo e il secondo posto nel girone, pur sapendo che il gruppo è complicato. Due sole vere sedute di allenamento, ha ricordato, non bastano per pretendere automatismi perfetti. Eppure l’idea resta la stessa: partire subito con un’identità riconoscibile, senza aspettare troppo.
La sfida sul campo e quella fuori
Mentre la Nazionale prepara la partita con il Belgio, l’attenzione resta alta anche sul fronte istituzionale. Giovanni Malagò ha raccontato di aver parlato ai giocatori con quella che ha definito una “pressione allegra”, ricordando che l’Italia li segue con grande attesa. Allo stesso tempo, si è detto convinto che le questioni politiche non finiranno per pesare sul rendimento in campo.
Fuori dal terreno di gioco, però, il dossier è tutt’altro che chiuso. Il Coni aspetta pareri legali per valutare se commissariare la Figc dopo il nodo legato al mancato tesseramento di Malagò. Il tema non figura nell’ordine del giorno del consiglio federale di domani e, secondo fonti di Palazzo Chigi, non sarebbe stato toccato neppure nell’incontro tra Beppe Marotta e Alfredo Mantovano. Intanto la Lega di A, attraverso Simonelli, ha già confermato il proprio sostegno al presidente federale. Sul campo, però, resta la partita che può dare il tono a tutto il resto: quella contro il Belgio.
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