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Sport 2 min di lettura3 giorni fa

Israele-Irlanda, sì alla sfida ma salta il rito d’apertura

La nazionale irlandese ha scelto di giocare in campo neutro, mantenendo però alcuni gesti di protesta per Gaza.

La sfida tra Irlanda e Israele si disputerà, ma senza uno dei tradizionali momenti che precedono il fischio d’inizio: i calciatori irlandesi non stringeranno la mano agli avversari. La squadra scenderà in campo dopo un voto interno allo spogliatoio, mentre restano confermate anche altre iniziative legate alla guerra a Gaza.


La partita supera il rischio boicottaggio

Per giorni la disputa della gara è rimasta in bilico. All’interno della nazionale irlandese erano emerse posizioni favorevoli alla rinuncia, alimentate dalle tensioni politiche legate alla partecipazione di Israele alla Nations League.

Alla fine, la maggioranza dei giocatori ha optato per la presenza sul terreno di gioco. Gli incontri si svolgeranno in sedi neutrali: il primo è previsto domenica sera in Ungheria, mentre il secondo si terrà il 4 ottobre in Serbia.


La protesta resta dentro il campo

La nazionale irlandese dovrebbe presentarsi con il lutto al braccio per ricordare le vittime dei bombardamenti nella Striscia di Gaza. Inoltre, secondo quanto riferito dai media inglesi, la federazione non organizzerà gli abituali appuntamenti con la stampa e i ricavi della partita saranno destinati alla beneficenza.

Il mancato saluto agli israeliani rappresenterà il gesto più visibile della contestazione. La federazione israeliana ha reagito duramente alle prese di posizione irlandesi, accusando il commissario tecnico Heimir Hallgrimsson di aver mostrato “stupidità, ignoranza e ipocrisia” in una nota diffusa su X.

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Dalla campagna alla scelta dei giocatori

Il contrasto è iniziato già dopo il sorteggio del calendario, all’inizio dell’anno. Alcuni calciatori irlandesi si sono affiancati a esponenti dello spettacolo nella campagna Irish Sport for Palestine, chiedendo alla federazione nazionale di sollecitare la Uefa a escludere Israele dalle competizioni per la condotta militare a Gaza e per gli insediamenti in Cisgiordania.

Anche Amnesty International aveva sostenuto la mobilitazione. In una nota, l’organizzazione aveva affermato: «Quando le regole vengono violate, quando l’occupazione, l’apartheid e il genocidio sono in corso, non possiamo voltarci dall’altra parte».

Il portiere Gavin Bazunu era stato il primo componente della rosa ad annunciare la propria indisponibilità alla gara; a lui si erano aggiunti altri quattro giocatori. Di fronte al rischio concreto di non poter schierare la squadra, i dirigenti hanno quindi proposto una consultazione interna.

Hallgrimsson aveva sintetizzato la propria posizione nei giorni precedenti con queste parole: «Non giocheremo con il genocidio, ma contro il genocidio». Il voto ha confermato la linea favorevole alla partecipazione, pur lasciando intatti i segnali di protesta previsti prima e durante la partita.

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