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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Irlanda-Israele, la conferenza finisce male: accuse e microfono tolto

Alla vigilia della sfida in Serbia, le domande sul conflitto e gli episodi della gara d’andata hanno fatto saltare l’incontro con Heimir Hallgrimsson.

La conferenza stampa di Heimir Hallgrimsson, alla vigilia del ritorno tra Irlanda e Israele, è stata chiusa prima del previsto dopo una serie di domande legate al conflitto israelo-palestinese. L’incontro si è trasformato in un nuovo episodio di tensione attorno alla doppia sfida della Lega delle Nazioni.


Domande politiche, poi lo scontro

Il primo momento di attrito è arrivato quando una giornalista ha chiesto al commissario tecnico irlandese un commento sull’attacco di mercoledì contro un volo Flydubai diretto dagli Emirati Arabi Uniti a Israele. L’episodio, definito un atto terroristico dalle autorità emiratine e israeliane, aveva coinvolto un aereo con 170 passeggeri israeliani.

La giornalista ha collegato l’attacco alle persone sostenute, a suo giudizio, dalla nazionale irlandese. Un addetto stampa ha bloccato subito la domanda, precisando: «Oggi non risponderemo a questo tipo di domande. Risponderemo solo a domande sul calcio».

La situazione è degenerata poco dopo. Un altro giornalista ha accusato i calciatori irlandesi di avere rivolto insulti razzisti ai giocatori israeliani durante la partita precedente. L’addetto stampa ha respinto l’accusa definendola «totalmente falsa» e ha fatto rimuovere il microfono all’interlocutore, che ha protestato sostenendo di non essere toccato. A quel punto la delegazione dell’Irlanda ha interrotto l’appuntamento.


Una sfida già segnata dalle polemiche

Il confronto di ritorno è previsto a Backa Topola, in Serbia. La Federazione irlandese ha scelto di non organizzare la gara in Irlanda per ragioni di sicurezza, mentre Israele non aveva potuto ospitare l’andata sul proprio territorio. La prima partita si era giocata domenica scorsa a Debrecen, in Ungheria, con il successo irlandese per 3-0.

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Quella gara era stata preceduta dalle minacce di boicottaggio dei giocatori irlandesi, contrari alla guerra condotta da Israele a Gaza. In campo, la squadra aveva indossato una fascia nera e i suoi componenti avevano tenuto il capo abbassato durante l’inno israeliano. Prima dell’inizio non si erano verificati né lo scambio dei gagliardetti né la stretta di mano tra i capitani.


Israele prova a separare calcio e politica

Ran Ben Shimon, allenatore della nazionale israeliana, ha adottato un atteggiamento diverso nella conferenza stampa tenuta al termine della giornata. Ha spiegato di voler concentrare l’attenzione sui miglioramenti tattici e sull’approccio alla gara, evitando qualsiasi commento estraneo al calcio.

Le iniziative irlandesi hanno comunque provocato una dura reazione da parte delle autorità israeliane. Il ministro degli Esteri Gideon Saar aveva accusato Dublino di essersi schierata «dalla parte sbagliata della storia», alimentando ulteriormente il clima già teso intorno alla partita.

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