Inter, il 4-3 del Brugge riapre il dubbio: Europa da ridimensionare
Bergomi individua nei problemi difensivi, nella rosa meno dinamica e nelle scelte tattiche di Chivu i principali ostacoli del cammino europeo nerazzurro.
Il ko per 4-3 contro il Club Brugge ha lasciato in eredità più di una semplice sconfitta: ha riportato al centro della discussione la tenuta difensiva dell’Inter e la reale competitività della squadra nelle sfide europee. Tra gli aspetti osservati da Giuseppe Bergomi c’è anche il rendimento di Josep Martinez, portiere capace di contribuire alla costruzione del gioco ma ancora esposto a valutazioni contrastanti.
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Martinez resta un’incognita aperta
Le uscite del portiere spagnolo hanno alimentato qualche perplessità, anche se Bergomi ne riconosce il potenziale e l’impatto nella fase offensiva. Proprio contro il Brugge, Martinez ha mostrato di poter avviare azioni pericolose, elemento che rende meno semplice un giudizio definitivo sul suo rendimento.
L’ex difensore ha ricordato che errori simili erano stati commessi anche da Sommer nella stagione precedente: “Gli errori, gli stessi che l’anno scorso fece anche Sommer, li vedono tutti ma è difficile dare un giudizio”. L’eventuale momento di Provedel potrebbe quindi arrivare presto, ma la scelta dipenderà dalle necessità tattiche individuate da Chivu e dal suo staff.
La difesa paga il nuovo assetto
Il progetto dell’allenatore prevede una squadra più alta e una pressione esercitata in zone avanzate del campo. Una linea del genere, tuttavia, aumenta lo spazio alle spalle dei difensori e rende più evidenti le fragilità emerse nella gara terminata 4-3.
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Secondo Bergomi, l’Inter ha perso riferimenti importanti con le partenze di Acerbi e De Vrij, abili soprattutto nella marcatura individuale. L’arrivo di Stones non avrebbe colmato del tutto quel vuoto, perché le caratteristiche del giocatore inglese non coincidono con quelle dei due centrali ceduti.
Meno velocità, obiettivi più prudenti
Un altro limite riguarda la disponibilità di calciatori capaci di saltare l’uomo e accelerare il gioco. “Nel calcio europeo tutte le squadre hanno minimo due, tre o quattro giocatori veloci, da uno contro uno. E noi no”, ha osservato Bergomi, indicando una differenza strutturale rispetto a molte avversarie internazionali.
A questo si aggiunge un’età media considerata più elevata rispetto a quella di diverse formazioni europee. Per l’ex capitano nerazzurro, l’Inter dovrebbe quindi ridimensionare le aspettative continentali: un obiettivo più contenuto potrebbe aiutare la squadra a giocare senza l’ansia di dover dimostrare subito di essere tra le favorite.
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