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Sport 3 min di lettura3 ore fa

Inter, il 4-3 che apre una crepa: il mercato torna sotto accusa

Il ko contro il Bruges aggrava i numeri della difesa nerazzurra e riaccende i dubbi sulle scelte tattiche e sulla campagna acquisti

Il 4-3 casalingo contro il Bruges non è soltanto una serata storta: segna il primo vero crollo stagionale dell’Inter e porta alla luce problemi già intravisti contro Napoli, Real Madrid, Udinese e Roma. A San Siro è arrivata anche la festa di Nicolò Tresoldi, tifoso milanista autore di una tripletta, sotto la Curva Sud.

Il bilancio europeo è diventato pesante: quattro sconfitte consecutive in Champions League, sette nelle ultime otto gare continentali e quattro ko di fila davanti al proprio pubblico. Per la prima volta una squadra belga ha segnato quattro reti contro l’Inter, mentre i nerazzurri hanno raggiunto un’altra prima volta negativa legata alla serie di sconfitte nella competizione.


La difesa non regge l’urto europeo

Il dato più allarmante riguarda le reti incassate. Sono già 14 nelle prime otto partite, lo stesso numero raggiunto nella scorsa stagione soltanto dopo 16 incontri; negli anni precedenti, invece, quella soglia era stata toccata dopo 20 e 26 gare. La fragilità, dunque, non può essere confinata alle sole serate europee.

Anche in campionato l’Inter ha rischiato di perdere contro Napoli e Roma. Il 4-3 con il Bruges ha evidenziato una squadra spesso troppo lunga, con reparti poco collegati e tre difensori centrali — Bisseck, Akanji e Bastoni — arrivati alla fine del match stremati e in affanno.

L’errore di Josep Martinez in uscita, costato il momentaneo 1-2, ha avuto un peso evidente sull’andamento della partita. Prima, però, Lautaro Martinez aveva fallito l’occasione per superare Sommer dopo averlo dribblato; il capitano ha poi realizzato una doppietta. Individuare nel portiere il solo responsabile significherebbe ignorare una difficoltà collettiva, oltre a cercare un capro espiatorio invece di affrontare il problema.


Chivu cerca un nuovo equilibrio

Nel dopo partita Chivu si è assunto le proprie responsabilità, ma il passaggio più significativo della sua analisi ha riguardato la necessità di modificare qualcosa sia sul piano tattico sia su quello mentale. L’allenatore romeno ha spiegato di essere già consapevole della situazione: ora dovrà trasformare quella consapevolezza in una soluzione concreta.

La questione riguarda soprattutto la tenuta della formazione quando il ritmo aumenta. La squadra può permettersi tre centrocampisti più orientati alla qualità che al lavoro di contenimento e due esterni più efficaci in fase offensiva che in quella difensiva? La differenza di rendimento tra Serie A e Champions League mostrata da Dimarco e Zielinski suggerisce che il margine di errore, a certi livelli, si riduce molto.

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La contemporanea presenza dei due giocatori espone infatti la fascia sinistra quando l’Inter deve difendersi. Una possibilità sarebbe utilizzare Carlos Augusto da esterno quando in mezzo giocano Zielinski e Calhanoglu; un’altra consiste nell’affiancare a Dimarco un centrocampista più dinamico, come Sucic o Stankovic, capace di garantire maggiore copertura.


Il mercato riapre il caso difensore

Guardando alla scorsa estate, la società potrebbe rimpiangere di avere privilegiato Curtis Jones rispetto all’acquisto di un altro difensore. I nomi valutati erano quelli di Cristian Romero e Trevoh Chalobah, poi trasferiti rispettivamente all’Atletico Madrid di Diego Simeone e al Como di Cesc Fabregas.

Entrambe le squadre, secondo il quadro proposto nell’analisi, hanno oggi una struttura più solida nella fase di non possesso. Tornare sulle decisioni già prese, però, non serve: l’Inter deve utilizzare questa sconfitta per correggere l’assetto e ritrovare compattezza.


Bologna è già un esame delicato

Il prossimo appuntamento sarà sabato a Bologna, in uno stadio legato a ricordi poco positivi per i nerazzurri. L’assenza di Orsolini elimina una delle principali minacce della formazione emiliana, ma non cancella la difficoltà della trasferta.

A guidare il Bologna ci sarà Palladino, allenatore che in passato ha già creato problemi al sistema 3-5-2 dell’Inter prima con il Monza e poi con la Fiorentina. Sarà un test immediato per capire se il ko contro il Bruges resterà una caduta isolata oppure se avrà aperto una crisi più profonda.

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