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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Il segreto dei 10 di Nadia Comăneci: tutto nasce dalle cadute

Al Festival dello Sport di Trento la campionessa ha ripercorso i trionfi, gli ostacoli e le scelte più difficili della sua vita

Dietro la perfezione esibita in pedana c’erano errori, sacrifici e anni di lavoro. Nadia Comăneci lo ha raccontato al Festival dello Sport di Trento, dove ha ripercorso la propria carriera in una conversazione con Juri Chechi, tra ricordi sportivi e passaggi personali.


La lezione nascosta nei 10

Il messaggio rivolto ai giovani atleti è partito proprio dai momenti meno perfetti. Comăneci ha spiegato che una routine di appena 80 secondi non può raccontare da sola tutto il percorso necessario per arrivare a un risultato straordinario: “Tante volte sono caduta, non pensate che in quegli 80 secondi possa essere sempre tutto perfetto”.

La ginnasta ha ricordato anche che due salti portano il suo nome, ma sono nati da errori successivamente rielaborati. Da qui il consiglio di costruire solide basi senza cercare scorciatoie: “Imparate l'ABC, non passate dalla A alla C”.


Il tabellone che cambiò la storia

Il ricordo più celebre resta quello del primo 10 mai assegnato nella ginnastica artistica, ottenuto a Montreal nel 1976. Dopo l’esercizio, il pubblico esplose in un boato; il tabellone, però, non riuscì a visualizzare correttamente il punteggio perfetto per un limite tecnico.

Comăneci ha raccontato di aver guardato lo schermo senza comprendere cosa fosse accaduto e di aver chiesto spiegazioni al proprio gruppo: “Cosa c'è di male nella mia routine?”. Quel risultato arrivò complessivamente sette volte e fu legato anche a quello che la campionessa definisce il “Nadia's touch”, una sensibilità personale diversa dalla semplice esecuzione appresa sui manuali.

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Dalla scoperta alla fuga

La sua storia sportiva era iniziata quando l’allenatore Béla Károlyi la vide fare una ruota fuori da scuola. Fu lui a invitarla a seguirlo in palestra, dando avvio a un percorso destinato a trasformarla in una delle figure più note della ginnastica mondiale.

A Trento non sono mancati nemmeno i capitoli più dolorosi. La campionessa ha parlato dell’utilizzo della propria immagine da parte del regime rumeno e della fuga dalla Romania, una decisione maturata seguendo le proprie intuizioni: “Ho sempre seguito le mie intuizioni, sapevo sarebbe stato difficile, ma quando ho preso la decisione sapevo che non sarei tornata indietro”.


Il racconto arriverà al cinema

Gli aspetti più personali della sua vicenda saranno approfonditi nel documentario “Nadia”, la cui uscita è prevista per il prossimo anno. Il progetto dovrebbe concentrarsi sui retroscena della campionessa oltre le medaglie e i punteggi entrati nella storia.

L’incontro con Chechi ha così unito memoria sportiva e biografia, mostrando quanto il mito della perfezione sia stato costruito anche attraverso cadute, difficoltà e scelte irreversibili.

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