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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Ibrahimovic e il Milan, cosa resta davvero dopo la svolta di Cardinale

Il rapporto con RedBird sembra aver preso una direzione diversa: l’ex campione non sarebbe più coinvolto nelle decisioni interne del club rossonero.

«Zlatan lavora per RedBird, non per il Milan»: Gerry Cardinale lo aveva chiarito a fine luglio, durante un appuntamento promosso dal Wall Street Journal. Le parole del proprietario aiutano a delineare il nuovo perimetro dell’ex attaccante svedese, sempre più distante dalla gestione quotidiana del club.

Cardinale aveva spiegato che l’idea iniziale consisteva nell’inserire Ibrahimovic nell’attività di RedBird, affidandogli soprattutto il compito di offrire consulenza sulle questioni calcistiche. Secondo il patron, l’evoluzione degli assetti societari lo aveva però portato a diventare una presenza centrale nelle scelte del Milan.

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Cardinale ridimensiona il ruolo di Ibra

Oggi, stando alla ricostruzione di Sky Sport, Ibrahimovic non sarebbe più considerabile una figura para-dirigenziale del Milan. Il suo legame con l’universo rossonero resterebbe quindi collegato all’incarico di consulente senior di RedBird, con un focus mantenuto sull’area sportiva.

Lo stesso Cardinale aveva ricordato di aver visto nell’ex centravanti una risorsa capace di trasferire nello spogliatoio mentalità vincente e leadership. «Avere qualcuno nello spogliatoio che sa come vincere fa la differenza», aveva detto, sottolineando però che il contributo di Ibrahimovic dovrebbe rivolgersi alla proprietà e non alla conduzione ordinaria della società.


Un accordo economico ancora rilevante

Il rapporto tra i due non sarebbe comunque privo di peso sul piano finanziario. Nei mesi scorsi La Verità aveva parlato di un’intesa della durata di cinque anni, con una componente fissa da 1 milione di dollari e diritti convertibili che potrebbero consentire a Ibrahimovic di acquistare in futuro ulteriori quote del Milan.

L’ex calciatore avrebbe dunque mantenuto un interesse diretto nella proprietà, pur con una presenza operativa molto meno evidente rispetto al passato. La sua posizione, almeno secondo le ricostruzioni disponibili, risulterebbe più defilata ma ancora legata alle strategie calcistiche di RedBird.

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Presenze ridotte e nuovi equilibri

Dopo l’incarico assunto formalmente nel dicembre 2023, Ibrahimovic aveva avuto un ruolo pubblico significativo anche nell’estate 2024. A Milanello aveva partecipato a una lunga conferenza dedicata al progetto tecnico affidato a Paulo Fonseca, presentandosi come uno degli uomini di riferimento del nuovo corso.

In seguito, però, le sue apparizioni si sono rarefatte. La presenza al centro sportivo di Milanello il 14 settembre, alla vigilia della prima gara stagionale di Europa League contro il Benfica, era arrivata dopo circa sei mesi di assenza e non aveva segnato un ritorno stabile nelle attività del club.


Il riassetto ha cambiato lo scenario

Ibrahimovic era progressivamente uscito dall’attenzione pubblica al termine della stagione 2024/25, salvo alcune visite sporadiche nella struttura di Carnago. La sua posizione era poi tornata al centro del dibattito nella primavera successiva, tra indiscrezioni sui rapporti con Massimiliano Allegri e contatti con alcuni calciatori ritenuti non pienamente in sintonia con l’allenatore.

Nel riassetto estivo promosso da Cardinale sono state coinvolte diverse figure dell’organigramma: Massimiliano Allegri, Tare e Moncada nell’area tecnica, oltre a Furlani per quella manageriale. Non è stato chiarito se anche il ridimensionamento di Ibrahimovic sia nato da una scelta del proprietario o dell’ex giocatore, ma il suo ruolo appare oggi nettamente separato dalla gestione interna del Milan.

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