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Sport 2 min di lettura5 giorni fa

IA negli studi di ingegneria: le 4 regole che cambiano tutto

Il Consiglio nazionale degli ingegneri pubblica una guida per usare l’intelligenza artificiale senza scaricare responsabilità, tra trasparenza col committente, controlli umani e nuovi obblighi deontologici.

L’intelligenza artificiale entra negli studi di ingegneria, ma non sposta di un millimetro la responsabilità del professionista. È questo il punto centrale della guida diffusa dal Consiglio nazionale degli ingegneri durante il Congresso nazionale in corso a Trieste: uno strumento pensato per aiutare gli iscritti all’Albo a orientarsi tra norme, doveri etici e buone pratiche.

Il documento prende in esame l’AI Act, la normativa nazionale e il Codice deontologico, con l’obiettivo di offrire indicazioni concrete a chi usa sistemi di IA nell’attività quotidiana. Tra le questioni affrontate ci sono trasparenza, verifica degli elaborati, rischi legali e rapporto con il committente.


Responsabilità sempre in capo all’ingegnere

La guida insiste su un concetto: l’IA può supportare il lavoro, ma non sostituire il giudizio tecnico. Ogni documento, progetto o elaborato prodotto con l’aiuto di questi strumenti deve essere controllato, validato e fatto proprio dall’ingegnere prima della consegna o della firma.

Il testo richiama anche l’art. 13 della Legge n. 132/2025, che viene indicato come la principale norma italiana sul tema. In sostanza, il professionista resta responsabile delle decisioni assunte e non può trasferire il peso delle proprie scelte al software o al fornitore della tecnologia.

Tra gli aspetti più rilevanti c’è poi l’obbligo di informare il committente. L’utilizzo dell’IA nell’ambito dell’incarico va comunicato in modo chiaro, comprensibile e anticipato rispetto allo svolgimento della prestazione.


Cosa cambia nella pratica quotidiana

Per rendere più ordinato l’uso dell’IA, il Consiglio nazionale degli ingegneri suggerisce alcune misure organizzative. Tra queste figurano l’inserimento di una clausola specifica nei contratti, la documentazione delle verifiche svolte e la tracciabilità delle modalità con cui l’IA viene impiegata nello studio.

La guida si divide in cinque parti: quadro normativo, deontologia, responsabilità e rischi, aggiornamento professionale e indicazioni operative sui modelli linguistici di grandi dimensioni. Completano il materiale appendici con modelli e checklist, pensati per un uso più consapevole degli strumenti digitali.

Nel documento si sottolinea anche che l’adozione dell’IA dovrà riflettersi sempre di più nei rapporti professionali. È ragionevole attendersi, si legge nei contenuti riassunti, una richiesta crescente di dichiarare l’uso di questi sistemi nei bandi, negli incarichi privati e nelle relazioni tecniche.


Rischi civili, disciplinari e penali

Un altro passaggio chiave riguarda i limiti: l’IA può essere impiegata per comunicazione professionale, documentazione tecnica e gestione dello studio, ma non può diventare uno schermo per contenuti ingannevoli o per violazioni dei diritti altrui. Anche le attività di marketing devono restare sotto stretto controllo umano.

Il Consiglio nazionale degli ingegneri avverte inoltre che le conseguenze di un uso scorretto non si esauriscono in un solo ambito. La stessa condotta può produrre effetti civili, disciplinari, amministrativi e, nei casi più gravi, anche penali.

La linea di fondo resta la stessa in tutto il documento: l’IA è uno strumento di supporto, non un sostituto del professionista. E proprio per questo, chi la utilizza deve saperla governare senza rinunciare al controllo umano, alla trasparenza verso il cliente e alla responsabilità personale.

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