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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Guéhi resta in piedi: il calcio cerca un nuovo antidoto al razzismo

Il difensore inglese chiede di superare il semplice gesto simbolico e di costruire nuove azioni contro le discriminazioni insieme a lega e calciatori.

Il gesto simbolico prima delle partite non convince più Marc Guéhi. Nel fine settimana il difensore del Manchester City ha scelto di rimanere in piedi durante l’iniziativa della Premier League contro il razzismo, una posizione condivisa anche da Dominic Calvert-Lewin, Ainsley Maitland-Niles e Issa Diop.

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Guéhi mette in discussione il gesto

La decisione non rappresenta, secondo il nazionale inglese, un rifiuto della campagna «No Room for Racism». Guéhi continua a considerarla importante, ma ritiene che il messaggio abbia bisogno di strumenti più incisivi e di un coinvolgimento maggiore da parte del mondo del calcio.

«Forse il gesto ha perso il suo significato. È da un po' che non mi inginocchio», ha spiegato alla vigilia della sfida di Champions League contro l’AEK Atene. Il giocatore ha ricordato di avere comunque sostenuto in passato la protesta attraverso l’applauso, ribadendo che la lotta alle discriminazioni resta una priorità.


Ora servono iniziative più concrete

Per Guéhi, il razzismo non riguarda soltanto gli stadi, ma fa parte di una questione sociale più vasta. Proprio per questo il calcio, a suo giudizio, dovrebbe sfruttare la propria visibilità per trasmettere un messaggio di cambiamento e rappresentare un punto di riferimento positivo.

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Il difensore ha quindi indicato la necessità di aprire un confronto tra la lega e l’associazione dei calciatori. L’obiettivo sarebbe individuare nuove forme di sensibilizzazione e dare ulteriore slancio alla campagna: «Dobbiamo capire come far progredire la campagna», ha dichiarato.


Dalla protesta del 2020 alle scelte attuali

L’inginocchiamento si è affermato nel calcio britannico nel 2020, dopo la morte di George Floyd negli Stati Uniti durante l’intervento dell’agente Derek Chauvin. Da allora il gesto è diventato uno dei simboli della mobilitazione contro il razzismo nel mondo dello sport.

Nel 2022, tuttavia, i capitani delle squadre di Premier League avevano concordato di concentrarlo soltanto in alcuni appuntamenti della stagione. La scelta di Guéhi e degli altri tre calciatori riapre ora il dibattito sull’efficacia della formula e sulla possibilità di affiancarle iniziative diverse.

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