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Sport 3 min di lettura1 ora fa

Ginocchio, Sinner si ferma ancora: la scelta che protegge il futuro

Il forfait a Shanghai prolunga l’assenza del numero 1, mentre un fisiatra illustra i possibili tempi e strumenti di recupero per un problema persistente al ginocchio.

Il recupero di Jannik Sinner potrebbe richiedere un percorso articolato, nel quale lo stop alle gare rappresenta soltanto uno degli elementi. Tra le opzioni citate dal medico-fisiatra Andrea Bernetti figurano esercizi in acqua, terapie fisiche e infiltrazioni ecoguidate, sempre all’interno di un programma definito sulle necessità dell’atleta.


Terapie mirate per favorire il recupero

Secondo Bernetti, l’approccio dovrebbe combinare più strumenti e includere una valutazione biomeccanica completa. Nella fase in cui il ginocchio deve essere alleggerito, l’idrochinesiterapia può aiutare a conservare forza e movimento con un carico gravitazionale molto più contenuto.

Il medico indica inoltre le onde d’urto focali, la laserterapia ad alta potenza e i campi elettromagnetici pulsati tra le terapie fisiche potenzialmente utilizzabili. Questi ultimi, in particolare, possono sostenere il riassorbimento dell’eventuale edema osseo. In base al quadro clinico, si può ricorrere anche a infiltrazioni sotto controllo ecografico con acido ialuronico, ozonoterapia, collagene o Plasma ricco di piastrine, con obiettivi rispettivamente antinfiammatori, strutturali e rigenerativi.


La prudenza viene prima del calendario

La decisione di rinunciare anche al torneo di Shanghai è arrivata dopo quella relativa a Pechino. Sinner non disputa incontri ufficiali dalla finale di Wimbledon vinta a luglio e, nell’arco degli ultimi 3 mesi, ha già saltato 5 competizioni, compresi gli US Open.

L’annuncio del nuovo forfait è stato affidato dallo stesso giocatore a una storia su Instagram. L’assenza dal Masters 1000 cinese comporta anche la rinuncia a punti importanti per il ranking, ma Bernetti sottolinea che, in casi simili, la priorità deve essere un’altra: “La decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all’urgenza del calendario”.

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Perché il ginocchio resta delicato

Il tennis di alto livello sottopone gli arti inferiori a frenate, torsioni e cambi di direzione ripetuti, soprattutto sulle superfici dure. Le forze di compressione e taglio possono superare la capacità naturale dei tessuti di ripararsi: secondo il fisiatra, tra il 30% e il 65% degli infortuni nel circuito d’élite riguarda proprio questa parte del corpo.

Le lesioni al ginocchio rappresentano circa il 10-15% dei traumi complessivi e, nel 60-70% dei casi, derivano da microtraumi reiterati e da un deterioramento progressivo. Tra le ipotesi rientrano tendinopatie rotulee o quadricipitali e la sindrome della bandelletta ileo-tibiale, indicata tra le possibili diagnosi per Sinner. Un sovraccarico particolarmente intenso può inoltre provocare edema dell’osso subcondrale, cioè un accumulo di liquido nella parte spugnosa dell’osso.


Il rientro dipende dalla guarigione

Bernetti precisa di non poter formulare una diagnosi sul caso specifico senza informazioni cliniche dirette. Tuttavia, il prolungamento dell’assenza suggerisce che il problema non sia risolto e che il ginocchio non sia ancora pronto a sostenere le sollecitazioni di una gara.

“Quando un atleta di vertice è costretto a ritardare il rientro significa che ci si trova di fronte a un processo patologico persistente che ha bisogno di tempo per guarire”, osserva il medico. Un ritorno anticipato, in presenza di una tendinopatia ancora attiva o di un edema osseo, potrebbe risultare doloroso e aumentare il pericolo di danni strutturali, recidive o cronicizzazione. Il recente controllo medico svolto a Lione potrebbe aver confermato la necessità di mantenere una linea prudente.

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