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Sport 2 min di lettura4 giorni fa

Ghoulam svela il metodo Sarri: anche il 3-0 non bastava mai

L’ex terzino del Napoli ha raccontato le richieste estreme dell’allenatore, tra pressing continuo, doppie sedute e una singolare sfida dagli spalti

Faouzi Ghoulam ha riavvolto il nastro degli anni vissuti al Napoli e ha raccontato quanto Maurizio Sarri spingesse la squadra oltre il semplice risultato. L’ex terzino algerino, oggi opinionista, ha ricordato soprattutto due episodi: la pressione per tenere lo stadio avversario sempre più vuoto e l’esordio europeo a Kiev.


A Kiev la tensione era già altissima

La prima storia riguarda la Champions League. Prima della gara in Ucraina, Sarri sarebbe entrato nello spogliatoio furioso, imponendo ai suoi una condizione quasi paradossale: “Oggi se vedo una volta la palla nella nostra metà campo dovrete segnare otto goal”.

Bastò un lancio lungo dei padroni di casa per far scattare immediatamente la reazione dell’allenatore. “Che vi ho detto? Ora facciamo otto goal!”, avrebbe urlato Sarri. Ghoulam ha spiegato di aver cercato lo sguardo di Kalidou Koulibaly, domandandosi se il tecnico fosse impazzito, mentre la squadra aumentava il pressing per impedire agli avversari di ripetere quel tipo di giocata.


Il risultato non era mai sufficiente

Secondo il ricordo dell’ex difensore, Sarri pretendeva che il Napoli continuasse ad attaccare anche quando il punteggio sembrava ormai al sicuro. L’obiettivo non era soltanto vincere, ma costringere i sostenitori della squadra rivale ad abbandonare gli spalti prima della fine.

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Ghoulam ha raccontato che i giocatori controllavano di tanto in tanto le tribune: se al 70’ i tifosi avversari erano ancora presenti, il martedì poteva arrivare una seconda sessione di allenamento. Anche dopo il 3-0, quindi, la squadra continuava a spingere e recuperava subito il pallone dopo il gol, come se fosse ancora in svantaggio.

Quella particolare ossessione contribuiva a spiegare l’intensità delle partite del Napoli di Sarri. Gli avversari, ha ricordato Ghoulam, guardavano male gli azzurri per quella reazione apparentemente esagerata dopo una rete già decisiva, ma i giocatori conoscevano bene le conseguenze di un calo di ritmo.

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