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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Figc, il nodo Malagò: irregolarità accertata ma il Coni può scegliere

I quattro pareri consegnati al Coni considerano il tesseramento indispensabile per la candidatura, ma lasciano aperta la valutazione sulla gravità della violazione.

Il commissariamento della Figc non è indicato come esito automatico della vicenda che riguarda Giovanni Malagò. Nei pareri esaminati dal Coni, l’eventuale proposta spetterebbe alla Giunta Nazionale, mentre la decisione finale sarebbe affidata al Consiglio Nazionale, chiamato a stabilire se adottarla oppure no.

La questione centrale, dunque, non riguarda soltanto l’irregolarità dell’elezione, ma anche il peso da attribuire alla violazione. Gli esperti riconoscono agli organi del Coni un margine di valutazione, purché la scelta resti fondata su criteri tecnico-giuridici.


Il nodo delle contestazioni rimaste aperte

Uno dei pareri richiama il mancato ricorso contro la candidatura nei tempi fissati dallo Statuto federale. La Commissione Federale di Garanzia avrebbe dovuto verificare eventuali incompatibilità entro 7 giorni dall’elezione; Alberto Angeletti precisa tuttavia di non sapere se l’impugnazione sia stata presentata entro quel termine.

Luigi Medugno dedica invece attenzione alle iniziative promosse dall’avvocato Renato Miele nei mesi precedenti. Secondo il legale, quei ricorsi, pur dichiarati inammissibili, segnalavano in modo preciso un possibile vizio originario. La Procura Federale non avrebbe avviato azioni per contestare l’elezione, mentre la Federazione non avrebbe risposto alle richieste di accesso né partecipato ai giudizi davanti agli organi esterni.


L’elezione resta nel mirino

Sul requisito del tesseramento, i quattro pareri convergono con la posizione della Procura Generale dello sport. La norma dello Statuto Figc richiede che il candidato sia in regola con il tesseramento quando presenta la candidatura: per gli avvocati consultati, questa formula implica l’esistenza di un tesseramento valido, non una semplice situazione amministrativa regolare.

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Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti considerano quindi il tesseramento una condizione personale necessaria sia per potersi candidare sia per essere eletti. Angeletti lo definisce un punto sul quale “non vi può essere dubbio”, mentre Scoca sintetizza la conclusione sostenendo che “L’elezione del non tesserato è invalida”.


La soglia che decide tutto

Il passaggio decisivo riguarda ora l’applicazione dell’articolo 7 dello Statuto del Coni. Per arrivare a un intervento della Giunta occorre una violazione grave dell’ordinamento sportivo: non basta una semplice inosservanza, ma serve una condotta capace di compromettere in modo rilevante l’autonomia, la regolarità o le finalità istituzionali dell’ente.

Medugno affida questa verifica agli organi competenti del Coni e sottolinea che dovranno distinguere tra omissioni, negligenze o imperizie e una condotta tale da superare la soglia della grave violazione statutaria. A suo giudizio, si tratterà di una scelta “strettamente tecnico-giuridica (e giammai politica)”.

Nei documenti, quindi, l’assenza del requisito viene ritenuta chiara, mentre resta da stabilire quale conseguenza produca sul piano istituzionale. Saranno gli organi del Coni a valutare se il vizio richieda un provvedimento di ripristino della legalità e, in quel caso, se proporre il commissariamento della Figc.

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