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Sport 3 min di lettura36 min fa

Fifa, la sfida a Infantino prende forma: il termine è il 18 novembre

Il presidente resta favorito, ma compensi, reclami e dissensi interni alimentano la ricerca di un candidato alternativo per le elezioni di marzo.

La partita per la presidenza della Fifa potrebbe non essere così scontata come sembrava. Gli aspiranti sfidanti dovranno formalizzare la candidatura entro il 18 novembre e raccogliere l’appoggio di almeno cinque federazioni nazionali: in assenza di concorrenti, Gianni Infantino otterrebbe comunque la conferma per il quarto e ultimo mandato.

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La corsa cerca ancora un nome forte

Il quadro dei possibili rivali resta incerto. Victor Montagliani, alla guida della Concacaf, era indicato tra i profili più credibili, ma secondo The Times sarebbe orientato a chiedere un nuovo mandato nella confederazione nordamericana. Questo ridurrebbe le alternative per chi vuole contendere la presidenza a Infantino.

Nella lista dei nomi valutati compaiono lo sceicco Salman, presidente della confederazione asiatica, e il principe giordano Ali bin al-Hussein. Il quotidiano britannico riferisce inoltre di contatti preliminari con Arsène Wenger, oggi incaricato dello sviluppo calcistico della Fifa, e con Michele Kang, imprenditrice e proprietaria di società del calcio femminile in Europa e negli Stati Uniti. Anche una persona non identificata starebbe considerando l’ingresso nella competizione.


Polemiche sui compensi del presidente

L’eventuale rielezione senza opposizione rischierebbe, secondo The Times, di accentuare la distanza tra Infantino e le federazioni più critiche. Il voto di marzo arriva infatti dopo nuove contestazioni sulla gestione della Fifa, mentre il presidente potrebbe essere chiamato a chiarire la propria posizione davanti al Consiglio riunito a Zurigo.

Al centro dell’ultima inchiesta ci sono le modalità con cui sarebbe stato remunerato il numero uno dell’organizzazione. La Fifa avrebbe adottato due meccanismi distinti per i pagamenti e uno di questi non apparirebbe nella relazione annuale. La vicenda riapre così il tema della trasparenza e del rispetto dei criteri di gestione che la stessa federazione aveva sostenuto durante il percorso di riforma avviato dieci anni fa, al quale Infantino aveva preso parte.

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I reclami presentati dalla Norvegia

La federazione norvegese ha depositato tre esposti presso gli organi competenti della Fifa. Le iniziative riguardano il riconoscimento per la pace attribuito a Donald Trump, la vicenda di Folarin Balogun e il piano per affidare a investitori una quota dei diritti commerciali della Coppa del mondo.

Nel caso Balogun, l’attenzione si concentra sulla cancellazione della squalifica ricevuta dopo un’espulsione ai Mondiali 2026, decisione che sarebbe arrivata dopo l’intervento dello stesso Infantino. Altri dubbi hanno accompagnato la qualificazione della Repubblica Democratica del Congo, contestata in relazione all’idoneità di un portiere.


Il sostegno iniziale si è ridotto

Fino a pochi mesi fa la posizione di Infantino appariva molto solida: circa 200 delle 211 federazioni affiliate avevano espresso sostegno alla sua permanenza. Quel quadro lasciava prevedere una conferma priva di avversari, ma gli eventi successivi hanno modificato gli equilibri.

A luglio, infatti, un piano riservato per trasferire a investitori una parte dei diritti commerciali dei Mondiali aveva creato tensioni ai vertici del calcio internazionale. Secondo The Times, il Consiglio della Fifa non sarebbe stato informato in anticipo e il progetto è stato poi messo da parte. Da allora, alle perplessità sulla gestione economica si sono aggiunte le contestazioni politiche, rendendo meno lineare il percorso verso la rielezione.

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