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Sport 2 min di lettura30 set

Europei 2032, la corsa contro il tempo: ora gli stadi devono partire

Abodi difende il percorso italiano per il torneo e fissa le scadenze: cantieri aperti entro il 2027 e opere concluse entro il 2030, con un anno di margine

La candidatura italiana per gli Europei del 2032 entra nella fase decisiva: i progetti per gli stadi devono trasformarsi rapidamente in lavori concreti. Andrea Abodi rivendica i progressi compiuti, ma avverte che il calendario impone di aprire i cantieri entro la prima metà del 2027 e di completare gli interventi entro il 2030, oppure al massimo nel 2031.


Il calendario impone una svolta

Il ministro dello Sport ha spiegato che il percorso coinvolge 13 città e 16 progetti. La documentazione disponibile, comprese autorizzazioni e delibere, costituisce una base considerata sufficiente, ma il passaggio più impegnativo deve ancora arrivare: trasformare gli atti amministrativi e i piani tecnici in cantieri effettivamente operativi.

Abodi, intervenuto a margine della quinta edizione di Sky Up The Edit, ha sottolineato la fiducia del governo nella capacità italiana di rispettare gli impegni legati ai grandi eventi. Il ministro ha richiamato l’esperienza maturata con Olimpiadi, Paralimpiadi, Giochi del Mediterraneo e America's Cup, sostenendo che la puntualità delle scadenze resta un elemento decisivo.


La lista degli stadi arriva alla Uefa

La Figc trasmetterà alla Uefa la propria proposta e la scelta delle sedi dovrebbe essere definita nei prossimi giorni, sulla base dell’elenco ricevuto. L’Italia, insieme alla Turchia, ospiterà gli Europei del 2032 e Abodi ha definito motivo di orgoglio la possibilità di organizzare la manifestazione.

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Secondo il ministro, il lavoro preparatorio ha favorito una collaborazione senza precedenti tra Federazione, amministrazioni comunali e società di calcio. La valutazione positiva, però, non cancella l’ampiezza delle attività ancora necessarie per arrivare agli standard richiesti entro le date stabilite.


Abodi respinge le polemiche

Nel suo intervento Abodi ha contestato le ricostruzioni secondo cui l’Italia avrebbe rischiato di perdere l’assegnazione. «Si è cercato di intorbidire le acque dicendo che rischiavamo di perdere gli Europei», ha affermato, aggiungendo che chi aveva informato Aleksander Ceferin non lo avrebbe fatto per ragioni nobili.

Il ministro ha comunque ribadito il rispetto nei rapporti con la Figc e con la Uefa. La fase attuale, ha osservato, richiede soprattutto di passare dalle decisioni formali all’apertura dei lavori, mantenendo il controllo su un programma che dovrà essere completato prima dell’inizio del torneo.

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