Esposito, l’allarme degli Abbagnale: «Non lasciamoli soli
Giuseppe e Carmine Abbagnale accostano i due attaccanti azzurri alla propria storia familiare e chiedono di tutelarli dalla pressione dopo ogni errore.
Il talento dei fratelli Esposito non dovrebbe trasformarsi in un peso impossibile da sostenere. È questo il messaggio lanciato da Giuseppe e Carmine Abbagnale, che vedono in Sebastiano e Pio una storia simile alla loro: due fratelli partiti da Castellammare di Stabia e arrivati a rappresentare l’Italia, seppure in discipline diverse.
La pressione non deve schiacciarli
Giuseppe Abbagnale ha indicato Pio come il centravanti che preferisce, anche per la propria passione verso quel ruolo. Allo stesso tempo, ha invitato a non consegnargli l’etichetta del salvatore della Nazionale: Sebastiano, attualmente più indietro nel percorso, sta recuperando terreno e merita comunque attenzione.
Secondo Giuseppe, i due fratelli hanno personalità differenti, proprio come lui e Carmine: uno più impulsivo ed espansivo, l’altro più prudente e riservato. Il calcio, inoltre, offre loro una dimensione collettiva diversa rispetto al canottaggio, ma la notorietà può esporli a giudizi molto duri. «Oggi ci sono i social e al primo errore loro rischiano il massacro», ha osservato, chiedendo di proteggerli perché rappresentano «un tesoro della Nazionale».
Una radice comune a Castellammare
Gli Abbagnale sono nati a Pompei, ma hanno mantenuto un legame stretto con Castellammare: Giuseppe vive nei dintorni, mentre Carmine risiede proprio in città. Anche gli Esposito abitano da anni a Brescia, ma per i due campioni del remo restano stabiesi a tutti gli effetti, uniti agli Abbagnale dall’origine e dal rapporto tra fratelli.
La città ha prodotto diversi protagonisti dello sport italiano. Oltre ai due giovani attaccanti, Giuseppe ha ricordato Gianluigi Donnarumma e i calciatori Fabio Quagliarella, Antonio Mirante e Salvatore Ametrano. A suo giudizio, nel calcio le strutture hanno spesso offerto opportunità migliori rispetto a quelle disponibili per altre discipline, compreso il canottaggio.
Questa presenza di atleti affermati assume un significato particolare in un territorio segnato da difficoltà sociali e amministrative, tra cui lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. Per Giuseppe, alla determinazione personale devono affiancarsi preparazione e organizzazione: i campioni non emergono senza allenatori competenti e dirigenti capaci.
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L’intesa familiare resta un vantaggio
Carmine ha raccontato di aver seguito il debutto in Nazionale dei due Esposito e di esserne orgoglioso insieme all’intera Castellammare. Il suo auspicio è che possano continuare a giocare uno accanto all’altro in attacco, dando continuità a una coppia che richiama, pur con differenze evidenti, quella formata dagli Abbagnale in barca.
Nel canottaggio due fratelli eseguono lo stesso gesto e la sintonia può diventare quasi automatica. Nel calcio, invece, i compiti sono differenti, ma la conoscenza reciproca può comunque aiutare a leggere prima le intenzioni del compagno. «L’intesa di famiglia li aiuterà in campo, come aiutava noi in barca», ha spiegato Carmine.
Fame e disciplina per arrivare in alto
Per Carmine, molti campioni nascono in ambienti dove è necessario imparare presto ad arrangiarsi. A questa spinta devono però aggiungersi applicazione, continuità e disponibilità al sacrificio: qualità che, secondo lui, accomunavano gli Abbagnale e oggi appartengono anche ai fratelli Esposito.
La strada verso i massimi livelli richiede allenamenti regolari, equilibrio, affidabilità e la capacità di rimettersi continuamente alla prova. Se Sebastiano e Pio conserveranno la stessa intensità nel lavoro, ha concluso Carmine, potranno costruire risultati all’altezza delle aspettative senza essere definiti soltanto dal cognome che condividono.
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