Emergenze in ospedale, il nodo è riconoscere il peggioramento in tempo
Dal monitoraggio dei pazienti al coordinamento tra territorio e ospedale, il congresso Siaarti mette al centro organizzazione, formazione e tecnologie
La formazione dell’anestesista-rianimatore, la ricerca e la costruzione di procedure condivise saranno tra le priorità di Siaarti anche nei prossimi anni. Lo ha affermato Giacomo Grasselli, vicepresidente Siaarti e presidente eletto 2028-2030, indicando nella preparazione dei professionisti uno degli strumenti per rafforzare la gestione del paziente critico in contesti diversi.
Grasselli ha spiegato che la società scientifica continuerà a lavorare su formazione, ricerca e modelli operativi comuni, con l’obiettivo di valorizzare le competenze dell’anestesista-rianimatore lungo l’intero percorso assistenziale, non soltanto nella fase di terapia intensiva.
La simulazione porta la crisi fuori dall’aula
Il programma del Congresso ha incluso esercitazioni su situazioni complesse, difficili da ricreare nella normale attività formativa. Tra gli scenari affrontati figurano il coordinamento dei team, la risposta a una maxi-emergenza e l’organizzazione dei servizi sanitari durante manifestazioni con grande afflusso di persone.
I partecipanti hanno potuto anche sperimentare una notte in un campo-tende, riproducendo le condizioni operative di una missione all’estero. Il confronto ha riguardato inoltre le emergenze neurologiche in fase pre-ospedaliera, dallo stroke al coma traumatico, insieme a workshop su urgenze ostetrico-ginecologiche, infezioni e sepsi.
In ospedale il peggioramento va anticipato
Individuare rapidamente i segnali di deterioramento di una persona ricoverata può cambiare l’esito della gestione clinica. Sistemi come gli early warning score, i Medical Emergency Team e i Rapid Response System sono già disponibili, ma la loro applicazione non segue ancora criteri omogenei negli ospedali italiani.
Il tema è stato affrontato nella sessione che ha aperto l’ultima giornata del Congresso dell’Area Culturale Medicina critica dell’emergenza di Siaarti, ospitato alla Città militare della Cecchignola, nella Capitale. Elena Bignami, presidente Siaarti, ha sottolineato che «Dobbiamo essere in grado di riconoscere per tempo quando le condizioni di un paziente ricoverato cominciano a peggiorare, prima che si arrivi a un’emergenza conclamata».
Una rilevazione nazionale realizzata alcuni anni fa dal Policlinico di Milano – Università degli studi di Milano indicava la presenza di un Medical Emergency Team in circa il 60% degli ospedali, con differenze significative tra il Nord e le altre aree del Paese. Da allora l’attenzione è aumentata, ma secondo Bignami resta una forte variabilità tra le strutture: la questione riguarda soprattutto l’organizzazione concreta dei servizi, più che la disponibilità degli strumenti.
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La terapia intensiva comincia prima
Per Andrea Bruni, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza intraospedaliera, l’intervento dello specialista non dovrebbe iniziare soltanto quando il paziente entra in rianimazione. «Dobbiamo portare la cultura della terapia intensiva al letto del paziente, prima che sia il paziente ad arrivare in terapia intensiva», ha dichiarato.
La valutazione della gravità, l’avvio dei primi trattamenti e l’individuazione del percorso più adatto iniziano già fuori dall’ospedale e condizionano la presa in carico successiva. Per questo una parte del Congresso è stata dedicata al rapporto tra Centrale Operativa, 118, servizio di elisoccorso e presidi ospedalieri, con particolare attenzione alla condivisione delle informazioni e alla centralizzazione dei traumi.
Territorio e ospedale devono dialogare
Sara Borga, responsabile della Sezione Siaarti Medicina critica e dell’emergenza extraospedaliera, ha indicato come obiettivo una crescita più uniforme della rete dell’emergenza. Il superamento delle divisioni organizzative e delle differenze nei modelli assistenziali passa, secondo Borga, dalla definizione di percorsi multidisciplinari comuni e da una continuità effettiva tra i diversi servizi.
Nella gestione del 118 assumono peso anche elementi non strettamente tecnici: decidere in condizioni di pressione, comunicare in modo efficace con la Centrale Operativa, mantenere la consapevolezza dello scenario e svolgere il debriefing dopo l’intervento. Il Congresso ha esaminato inoltre il collegamento tra assistenza pre-ospedaliera e ospedaliera, il triage, l’impiego dell’intelligenza artificiale nella formazione, la realtà aumentata durante il volo sanitario e il trasferimento dei dati tra Centrale operativa e Pronto soccorso.
Davide Colombo, responsabile dell’Area culturale medicina critica dell’emergenza di Siaarti e responsabile scientifico del congresso, ha spiegato che il programma ha riunito dimensioni inseparabili nella pratica: attività sul territorio, risposta ospedaliera, organizzazione, fattore umano e tecnologia. L’obiettivo, ha aggiunto, è considerare il percorso del paziente critico come un unico processo, anche quando attraversa ambienti e competenze differenti.
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