Demme e il retroscena sul Napoli: «Sembrava la Serie C
L’ex centrocampista tedesco ha ripercorso il trasferimento in azzurro, il rapporto con Gattuso e il ritiro imposto da due commozioni cerebrali.
A 34 anni Diego Demme ha chiuso con il calcio giocato dopo un paio di stagioni all’Hertha Berlino e una carriera segnata anche da due commozioni cerebrali. Nell’intervista al programma audio tedesco Behind the Athletes, l’ex centrocampista ha ricordato il periodo trascorso a Napoli, dall’arrivo nel gennaio 2020 fino al ritorno in Germania, soffermandosi sulle strutture del club, sull’impatto di Rino Gattuso e sulla sua vita lontano dal campo.
Due infortuni hanno cambiato tutto
Dopo aver lasciato il Napoli, Demme ha disputato due stagioni nella seconda divisione tedesca con l’Hertha Berlino. Il suo percorso, però, si è interrotto prima del previsto a causa di due traumi alla testa.
«Due commozioni cerebrali mi hanno messo completamente fuori gioco; non solo nel calcio, ma anche mentalmente e nella vita privata», ha raccontato. Il tedesco ritiene che, senza quei problemi, avrebbe probabilmente continuato a giocare ancora per l’Hertha.
Napoli, strutture da categoria inferiore
Nel bilancio della sua esperienza italiana, Demme ha messo in evidenza soprattutto la distanza tra il centro sportivo del Napoli e quello che aveva conosciuto al Lipsia. A suo giudizio, la sede estiva degli azzurri disponeva di spazi molto più limitati e lasciava ai calciatori diverse incombenze organizzative.
«Rispetto a Lipsia il centro estivo era mini. Forse come una terza serie qui in Germania, direi», ha spiegato. Ha poi citato la presenza di tre campi, una palestra ridotta e uno spogliatoio altrettanto piccolo, aggiungendo che in Germania era abituato ad arrivare un’ora e mezza prima dell’allenamento, mentre a Napoli bastava presentarsi con circa trenta minuti di anticipo.
Gattuso lo convinse subito
L’approdo in azzurro maturò all’inizio del 2020, quando il suo procuratore lo contattò dopo il rientro in Germania del 3 gennaio. Demme era legato al Lipsia e inizialmente pensava di valutare l’offerta soltanto in estate, ma il messaggio dell’agente fu netto: Gattuso lo voleva immediatamente.
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Il tecnico rappresentava per Demme un idolo d’infanzia e fu proprio questo elemento a spingerlo ad accettare. Il centrocampista ha ricordato con emozione il distacco dal Lipsia, dove stava bene, e ha spiegato che Gattuso avrebbe riconosciuto in lui qualità simili a quelle che lo avevano caratterizzato da calciatore: aggressività nei contrasti, applicazione senza palla e determinazione.
All’esordio, secondo il suo racconto, l’allenatore lo accolse con un abbraccio e una pacca sulla spalla. Demme ha descritto l’energia del tecnico come capace di trasformare l’ingresso in campo in una prova da «gladiatore», paragonandola alla carica ricevuta in passato dal padre, che era stato anche il suo allenatore.
Dalla dieta vegana alla mozzarella
Fuori dal terreno di gioco, l’adattamento alla città passò anche dalla tavola. Quando arrivò in Italia, Demme seguiva da circa un anno un’alimentazione vegana e cercò di mantenerla, ma il primo ordine in un bar gli fece capire quanto sarebbe stato complicato.
«Al primo bar ho ordinato latte d’avena e mi hanno guardato come a dire: “Ma che vuole questo?”», ha ricordato. Nel giro di una settimana abbandonò quella scelta alimentare e tornò a mangiare carne, pesce e latticini, includendo naturalmente anche la mozzarella.
Demme era arrivato a Napoli con il peso di un nome speciale per la tifoseria: suo padre, calabrese e sostenitore degli azzurri e di Diego Armando Maradona, aveva scelto proprio quel nome per il figlio. La sua permanenza in Italia è durata quattro anni e mezzo e si è conclusa con uno scudetto, prima del rientro in Germania.
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