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Delfin, bocciate le offerte di Del Vecchio e Strnad

Quattro soci hanno respinto entrambe le proposte, valutate circa 30 miliardi: l’eredità di Leonardo Del Vecchio resta irrisolta

Le offerte per rilevare Delfin sono state respinte dai soci della holding della famiglia Del Vecchio. Nessuna delle due proposte, arrivate da Leonardo Maria Del Vecchio e dal ceco Michal Strnad, ha ottenuto il via libera.

La situazione resta quindi invariata, con il contrasto sull’eredità ancora aperto a oltre quattro anni dalla morte del fondatore di Luxottica. La partecipazione di Delfin in EssilorLuxottica rimane al centro della disputa familiare.

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Le condizioni delle proposte

La finanziaria Lmdv aveva chiesto 30 giorni per decidere se procedere e 60 giorni di esclusiva per definire gli accordi. L’obiettivo di Leonardo Maria Del Vecchio era mantenere il controllo familiare della quota in EssilorLuxottica, evitando il passaggio di Delfin a Strnad e agli investitori finanziari che lo avrebbero affiancato.

Anche l’imprenditore ceco aveva previsto un periodo di 30 giorni, indicando in circa tre mesi il tempo necessario per concludere l’operazione. La sua proposta dipendeva però da una modifica dello statuto, per la quale sarebbe servito il consenso dell’88% del capitale.


Il no dei quattro soci

A respingere l’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio sono stati Rocco Basilico e i fratelli Paola, Clemente e Luca Del Vecchio. Gli stessi quattro avevano già detto no all’iniziativa di Strnad, con una comunicazione congiunta indirizzata direttamente a Leonardo Maria.

Delfin, guidata dal presidente Francesco Milleri e dall’amministratore delegato Romolo Bardin, non ha espresso una posizione pubblica sulle proposte. Nel frattempo Paola e Luca hanno contattato il fratello Leonardo Maria per chiedere il pagamento di una penale da 500 milioni, collegata al mancato acquisto delle loro quote.

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Valore e partecipazioni di Delfin

L’operazione immaginata da Leonardo Maria Del Vecchio prevedeva l’acquisto delle quote dei soci, ciascuna pari al 12,5%, per un valore vicino a 3,7 miliardi. Il totale indicato era di 29,6 miliardi, con 22 miliardi messi a disposizione da Citi.

Il piano contemplava l’acquisizione di una quota compresa tra il 62,5% e l’87,5% di Delfin, cioè almeno cinque e fino a sette partecipazioni oltre alla propria. Il pagamento sarebbe potuto avvenire interamente in contanti oppure con il 30% immediato e il restante 70% in azioni EssilorLuxottica dopo 12-14 mesi.

Per gli eredi interessati a restare nel gruppo era previsto anche un accordo sulle strategie, sulla composizione dei consigli e sulla distribuzione dei dividendi. L’intesa avrebbe inoltre stabilito modalità, tempi e prezzo per un’eventuale uscita.

La valutazione era sostanzialmente allineata ai circa 30 miliardi proposti da Michal Strnad, che la scorsa estate aveva acquistato il 14% di Pirelli. Delfin controlla il 34,5% di EssilorLuxottica e possiede inoltre partecipazioni in Mps, Generali e UniCredit.


La precedente operazione fallita

La richiesta della penale riguarda un accordo precedente, nel quale Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe dovuto acquistare le quote di Paola e Luca per 5 miliardi di euro ciascuna. Il progetto non si è concretizzato dopo il rifiuto del consiglio di amministrazione di Delfin di fornire la lettera di patronage richiesta da Lmdv.

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