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Sport 3 min di lettura23 set

De Laurentiis rilancia: nuovo stadio, addio al Maradona e frecciata a Spalletti

Ricevendo il Premio alla Carriera 2025, il presidente del Napoli ha toccato nodi sportivi e politici: squadra giovane, impianto da 70mila posti a Napoli Est e giudizi durissimi sul vecchio stadio.

Aurelio De Laurentiis ha usato il palco del Premio alla Carriera 2025 per mettere insieme ambizioni future e vecchi conti aperti. Dal progetto del nuovo impianto alla filosofia della rosa, fino alle tensioni con il Comune e alle stoccate sul sistema calcio, il presidente del Napoli ha allargato il discorso ben oltre il solo presente del club.


La sfida del nuovo stadio

Il punto più concreto del suo intervento riguarda il futuro degli impianti. De Laurentiis ha spiegato di avere in mano una lettera di intenti firmata da un mese con Q8 per un’area di Napoli Est dove, secondo il suo progetto, potrebbe nascere uno stadio da 70mila posti. L’idea comprende anche 120 sky box, ristoranti e un museo interattivo pensato con la sua agente di Los Angeles, che permetterebbe di simulare una partita con campioni come Maradona, Cavani e Higuain.

Per arrivare a costruirlo, ha aggiunto, serviranno tempo e investimenti rilevanti. Nello stesso passaggio, il presidente ha ribadito di non vedere futuro per il Maradona nella forma attuale: per lui l’impianto andrebbe abbattuto, anche perché i concerti estivi rendono complicata la manutenzione del terreno e, a suo dire, finiscono per danneggiare l’erba e le tubature dell’irrigazione.


Maradona, Comune e conti della gestione

Sul fronte dei rapporti con le istituzioni locali, De Laurentiis ha insistito sui costi di gestione dello stadio attuale. Ha contestato la cifra dei 900mila euro annui, sostenendo che tra spese accessorie e oneri complessivi il Napoli arrivi a circa 2 milioni l’anno, per utilizzare l’impianto soltanto nel giorno della partita e riconsegnarlo subito dopo pulito.

Il presidente ha poi criticato l’ipotesi di un restyling finanziato da Comune e Regione con 200 milioni complessivi, giudicandoli insufficienti rispetto all’idea di trasformazione che ha in mente. Ha detto che, se le istituzioni vogliono procedere, possono farlo, ma ha rivendicato anche la possibilità di andare avanti da solo: secondo lui il nuovo stadio sarebbe realizzabile in 24 mesi e sarebbe interamente sostenuto da capitali personali.

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Squadra giovane e vecchie polemiche

Sul piano tecnico, De Laurentiis ha rilanciato una sua convinzione storica: vorrebbe una squadra composta soltanto da giovani. Ha richiamato anche il tema della diversa usura fisica tra i ruoli, sostenendo che oggi il calcio impone sforzi maggiori rispetto al passato e che il centrocampo resta la zona più sollecitata del campo. In questa logica ha inserito anche la sua idea sui tecnici, ricordando che gli allenatori, a suo avviso, restano collaboratori chiamati a dirigere l’orchestra ma pur sempre dipendenti.

Nel passaggio su Spalletti, però, ha scelto di non entrare nel merito diretto. Al contrario, ha spostato il discorso su una narrazione televisiva che mette in scena Totti e Spalletti, definendola un racconto fiction degli eventi. Più in generale, il presidente ha sostenuto che gli allenatori debbano ricordare il loro ruolo all’interno della società calcistica.


La stoccata a Malagò e alla politica del

L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata alla governance dello sport italiano. De Laurentiis ha parlato dell’“odissea” di Malagò e ha sostenuto che si stia cercando di farlo cadere per spianare la strada a chi vuole prenderne il posto. Secondo lui, questo riflette il tentativo di politicizzare il calcio.

Ha poi allargato la critica alla politica, accusando in particolare Giorgetti e Abodi di aver creato problemi al calcio italiano e, secondo alcuni, anche al tennis. Nelle sue parole, la politica è rimasta lontana da cinema e sport, salvo poi presentarsi in prima fila alle partite e pretendere i biglietti migliori. Una chiusura polemica che ha rimesso insieme calcio, istituzioni e interessi di potere, dentro e fuori dal campo.

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