Como, la lezione al Manchester United: spendere meno non basta
Il 4-1 del Sinigaglia mette a confronto due strategie opposte: la costruzione coerente del club lariano e la lunga rincorsa ai risultati dello United.
Nico Paz ha firmato una doppietta e il Como ha travolto 4-1 il Manchester United sotto la pioggia del Sinigaglia. Douvikas e Ramon hanno completato il successo, mentre Zirkzee ha segnato l’unica rete inglese in una serata che ha capovolto gerarchie e aspettative.
Il dato più sorprendente non riguarda soltanto il risultato. Il Como ha speso circa 340 milioni di euro in quattro sessioni di mercato per arrivare alla sua prima Champions League; il Manchester United, nello stesso arco storico di tredici anni, ha investito oltre 2 miliardi di sterline, pari a circa 2,6 miliardi di euro, raccogliendo soprattutto un’Europa League.
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Nico Paz riassume la differenza
La partita ha offerto un’immagine difficile da ignorare: il calciatore più brillante tra quelli in campo indossava la maglia del Como. Paz era arrivato per circa 6 milioni di euro, con una clausola che consentiva al Real Madrid di riacquistarlo. In estate il club lariano ha scelto di trattenerlo per 60 milioni, perché nel frattempo attorno all’argentino era cresciuta l’intera struttura della squadra.
Il 4-1 ha dato una conferma concreta a quella decisione. La doppietta di Paz ha accompagnato le reti di Douvikas e Ramon, mentre il Manchester United ha trovato una sola risposta con Zirkzee. Per gli inglesi si è trattato anche della prima sconfitta sul campo di una squadra italiana dal 2007, quando il Milan li eliminò nella semifinale di ritorno di Champions League: in panchina c’era ancora Sir Alex Ferguson.
Due bilanci, risultati opposti
Dall’estate 2013, coincisa con l’addio di Ferguson, lo United ha destinato al mercato cifre enormi. I dati di Transfermarkt indicavano 1,43 miliardi di sterline già fino alla stagione 2022-23; sommando le quattro annate successive, il totale supera i 2 miliardi di sterline, oltre 2,6 miliardi di euro.
Il confronto con la resa sportiva è impietoso. In tredici anni il club ha conquistato soltanto l’Europa League del 2017, vinta a Stoccolma sotto la guida di José Mourinho. In Premier League non è arrivato alcun titolo: il bilancio migliore comprende due secondi posti e il terzo piazzamento ottenuto nella stagione precedente con Carrick. La cifra spesa per i cartellini supera anche i fondi aggiuntivi destinati dall’Italia alla sanità nel 2026 e vale all’incirca un quarto della spesa pubblica annua di Malta prevista per lo stesso anno.
Alcuni acquisti spiegano meglio del totale la sproporzione tra investimenti e risultati. Pogba è costato 94,5 milioni di sterline, Antony 85,5, Maguire 78,3, Sancho 76,5 e Lukaku 76,2: soltanto questi cinque trasferimenti superano quota 400 milioni. In cambio, Old Trafford ha visto avvicendarsi sette allenatori, da Moyes a Carrick, ognuno con una propria idea di gioco e differenti priorità sul mercato.
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Il Como ha scelto una direzione
Il club lariano non nasce da un modello privo di risorse. Alle sue spalle c’è la famiglia Hartono, una delle dinastie più ricche del mondo, e il bilancio 2024-25 si è chiuso con una perdita di 105 milioni di euro. Il Como, quindi, non ha mai costruito la propria immagine sulla modestia finanziaria.
La differenza sta nell’utilizzo del capitale. Nell’estate 2024 sono stati spesi circa 50 milioni di euro, seguiti da 49,2 milioni nel gennaio 2025, 104 milioni nell’estate successiva e circa 138 milioni nell’ultima sessione estiva. Il totale sfiora i 340 milioni in quattro finestre, a cui si aggiungono gli interventi più contenuti del gennaio 2026.
Fabregas ha avuto un ruolo diretto nelle scelte. Non è soltanto l’allenatore che riceve una rosa già definita, ma una figura coinvolta nella costruzione della squadra e anche un piccolo azionista del club. Gli acquisti rispondono a un’identità riconoscibile per età, caratteristiche e compatibilità con il calcio che il tecnico vuole proporre.
Jesus Rodriguez a 19 anni, Baturina a 22, Diao e Ramon rappresentano profili scelti dentro una traiettoria precisa. Il caso di Nico Paz è il passaggio più evidente: il Como ha investito per assicurarsi la sua permanenza e ha consolidato intorno a lui un sistema capace di valorizzarne le qualità.
Il peso dei nomi non basta
Il Manchester United, al contrario, ha accumulato giocatori e spese senza mantenere una continuità tecnica. Il passaggio di sette allenatori ha prodotto altrettante impostazioni e diverse liste di mercato, rendendo più difficile la costruzione di una squadra stabile.
La sfida del Sinigaglia ha trasformato il confronto economico in un’immagine sportiva immediata. Da una parte c’era un club sostenuto da una proprietà molto ricca, ma guidato da un progetto riconoscibile; dall’altra una società che ha speso molto di più senza riuscire a convertire quella potenza finanziaria in trofei e identità.
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