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Sport 3 min di lettura3 ore fa

Chivu avverte l’Inter: la Champions non si compra, Pio ha scelto il rischio

L’allenatore nerazzurro ripercorre il rapporto con il padre, il valore della fascia e la crescita di Pio Esposito, senza dimenticare il particolare dopo il Triplete.

Cristian Chivu ha scelto di raccontare il calcio partendo dalle persone, dai valori imparati in famiglia e dalle responsabilità che accompagnano ogni ruolo. In una lunga intervista a Futnet, l’allenatore dell’Inter ha ripercorso la propria carriera e ha spiegato perché, per costruire qualcosa di solido, contino più il lavoro quotidiano e la maturità dei protagonisti che le garanzie economiche.

Il passaggio più significativo riguarda Pio Esposito, giovane attaccante cresciuto nel settore giovanile nerazzurro. Per Chivu, la sua decisione di lasciare la Primavera e misurarsi subito con la Serie B ha rappresentato una scelta tutt’altro che comoda, ma decisiva per la sua crescita.


Pio Esposito ha scelto la strada più dura

Chivu conosce Esposito da quando il giocatore militava nell’Under 14. L’attaccante era stato inserito in Primavera con due anni di anticipo e, pur trovando poco spazio rispetto ad altri compagni, aveva avuto l’opportunità di giocare alcune gare della Youth League. Nel suo primo anno in Primavera aveva segnato, secondo il ricordo dell’allenatore, 17 o 18 gol.

La prospettiva avrebbe potuto spingerlo a restare per un’altra stagione, con la possibilità di aumentare il bottino e rafforzare la fiducia. Esposito, invece, ha preferito trasferirsi in un’altra città e affrontare il calcio professionistico in Serie B, ripartendo da una posizione meno protetta. Dopo 17 reti nella nuova esperienza, è tornato all’Inter più pronto e consapevole. «Ha avuto il coraggio», ha sottolineato Chivu, ricordando una scelta che avrebbe potuto anche rivelarsi rischiosa.


Fascia e responsabilità cambiano i giocatori

Per l’ex difensore, la fascia da capitano non è soltanto un simbolo. Chi la indossa deve saperne percepire il peso, sviluppare sensibilità e trasformare quella responsabilità in una spinta per migliorare. Un ego troppo pronunciato, al contrario, può diventare un ostacolo.

Chivu ha collegato questa riflessione proprio alla crescita di Esposito. Quando gli affidò la fascia, il giovane attaccante reagì con maturità e dimostrò una particolare attenzione verso gli altri. L’allenatore ha spiegato di avere sempre cercato un approccio simile anche con le figlie e con i ragazzi allenati nelle giovanili: indicare una direzione, trasmettere valori e offrire critiche utili, senza dimenticare la loro età.

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Dal tram del padre al Triplete

Una parte del racconto è dedicata all’educazione ricevuta dal padre. Dopo gli allenamenti, Chivu tornava a casa con i mezzi pubblici, anche quando l’automobile sarebbe stata disponibile. Doveva organizzarsi tra scuola, spostamenti e orari, imparando a trovare autonomamente le soluzioni necessarie. «Era il suo modo di offrirmi dei valori», ha spiegato, riconoscendo oggi l’importanza di quelle difficoltà.

Chivu ha poi ricordato il periodo successivo al Triplete, vissuto in modo diverso da quanto ci si potrebbe aspettare. A gennaio aveva subito un infortunio con un passaggio in sala operatoria e non aveva certezze sul ritorno in campo; dopo due mesi e mezzo era riuscito a rientrare, partecipando alla conquista del campionato, della Coppa Italia e della Champions League.

La festa, però, non era stata la sua priorità. Il difensore pensava già alla nazionale, di cui era capitano, e sentiva il dovere di presentarsi al meglio. Il commissario tecnico gli aveva concesso alcuni giorni di riposo, mentre Chivu continuava a vivere quel successo soprattutto come la conclusione di un periodo molto complesso.

Secondo l’allenatore, anche il progetto dell’Inter deve essere costruito con la stessa pazienza. Non esistono investimenti o strategie capaci di assicurare la vittoria in Champions League: il lavoro può aumentare le possibilità, ma nessuna formula offre la certezza del trionfo. L’obiettivo, ha spiegato, è lasciare qualcosa di duraturo nel club.

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