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Sport 3 min di lettura15 ott

Champions, quattro sconfitte italiane: perché il verdetto può attendere

Il bilancio della doppia giornata è storico e negativo, ma il nuovo formato della Champions lascia ancora spazio per recuperare.

Il prossimo turno mette subito alla prova la capacità delle italiane di reagire: tutte giocheranno in casa e, almeno sulla carta, possono puntare a un bottino complessivo di 10/12 punti. L’Inter attenderà lo Shakhtar, il Como sfiderà il Manchester United, la Roma ospiterà lo Slovan e il Napoli riceverà il Bodo al Maradona.

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La risposta può arrivare subito

Il calendario offre dunque un’occasione immediata per ridimensionare il peso delle ultime 48 ore. Quattro risultati interni favorevoli cambierebbero rapidamente il tono del giudizio, anche se le previsioni della vigilia valgono ormai molto meno rispetto al passato.

È proprio questa la lezione emersa dalla doppia giornata di Champions League: nessun avversario può più essere considerato battuto in partenza. Per capire se si tratti di una crisi reale del calcio italiano, sarà quindi necessario attendere almeno il prossimo appuntamento, senza trasformare due serate negative in una sentenza definitiva.


Un record negativo, ma non una sentenza

Quattro formazioni italiane in campo e altrettante sconfitte nello stesso arco di due giorni rappresentano un primato mai registrato per la Serie A nella massima competizione europea. Il dato arriva in un momento già delicato, segnato anche dall’assenza dell’Italia da tre Mondiali, ma non basta da solo a spiegare l’intero stato di salute del movimento.

La fotografia resta comunque pesante. Il Napoli è caduto a Vila-real mostrando una fisionomia incerta, mentre l’Inter ha incassato un altro ko interno contro il Bruges: per i nerazzurri si tratta della settima sconfitta nelle ultime 8 partite di Champions League. Un bilancio difficile da conciliare con il ruolo di riferimento nazionale che la squadra dovrebbe ricoprire.


Quattro ko, quattro spiegazioni

Anche il Como ha pagato le proprie scelte, lasciando spazio alle rotazioni nella trasferta olandese contro il Feyenoord. La Roma, invece, ha controllato a lungo il Real Madrid, dominandolo per 80 minuti, prima di cedere nel finale: una partita sfuggita per sfortuna oppure per inesperienza, a seconda del punto di vista.

Mettere tutti questi episodi sotto la stessa etichetta sarebbe fuorviante. Le difficoltà del Napoli non coincidono con quelle dell’Inter, così come le decisioni del Como non hanno lo stesso peso degli errori commessi dalla Roma. Cercare una causa unica servirebbe più a costruire una spiegazione comoda a posteriori che a leggere davvero quanto accaduto.

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Le gerarchie si sono accorciate

Il tratto comune, semmai, è un altro: il calcio europeo presenta distanze ridotte e risultati meno prevedibili. Una squadra belga, una formazione olandese, una realtà spagnola meno blasonata o una grande d’Europa possono ormai imporsi l’una sull’altra. Il prestigio non garantisce più il risultato e le partite considerate semplici sono diventate sempre più rare.

Anche il Bayern Monaco ha perso 3 volte in Norvegia, in uno scenario che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato estraneo ai grandi appuntamenti continentali. Il livello generale appare forse più basso, ma soprattutto più uniforme: le differenze si sono assottigliate e il margine di errore delle favorite si è ridotto.


La Champions concede tempo

Il nuovo formato contribuisce a rendere meno decisivo il singolo risultato nella prima parte del percorso. Il Paris Saint-Germain, nella stagione inaugurale della formula a girone unico, arrivò quindicesimo e rimase fuori dalle 24 posizioni utili fino a due giornate dalla conclusione; prima degli ultimi 180 minuti era ancora 25esimo, il primo degli esclusi.

Pochi mesi più tardi, il Paris Saint-Germain conquistò la finale di Monaco di Baviera con un 5-0 sull’Inter. Una squadra vicinissima all’eliminazione riuscì così a dominare l’intera competizione. Il precedente suggerisce che, almeno fino a dicembre, gestione della rosa, rotazioni e calcolo possono incidere quanto il risultato di una singola notte.

Per l’Italia, dunque, il bilancio resta brutto ma non apocalittico. Le quattro sconfitte vanno archiviate con preoccupazione misurata: se anche il prossimo turno dovesse confermare lo stesso andamento, il giudizio cambierebbe davvero. Fino ad allora, il funerale può attendere.

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