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Sport 2 min di lettura4 giorni fa

Caso Colapietro, la difesa chiede tempo: Formichetti non parla

La 46enne è rimasta in silenzio durante la convalida, mentre Morando riferisce ricordi frammentari sulle ore successive alla morte.

Nicole Formichetti potrebbe essere ascoltata di nuovo, ma soltanto quando le sue condizioni le consentiranno di affrontare l’interrogatorio. La 46enne, fermata con Christian Matheus De Oliveira Morando e Keith Butig, non ha risposto alle domande durante l’udienza di convalida.


Formichetti resta in silenzio

Secondo Alessandro Bellina, che assiste la donna insieme a Chiara Romano, il silenzio non sarebbe dipeso da una scelta di chiusura. L’avvocato ha spiegato che Formichetti non si trovava nelle condizioni necessarie per rispondere, anche per l’impatto del primo ingresso in carcere.

La difesa intende ora confrontarsi con la Procura sull’eventualità di un nuovo esame. Romano ha indicato come possibile momento quello in cui la 46enne sarà nuovamente in grado di sostenere l’audizione: “quando sarà in grado di poterlo fare”. Nel frattempo, gli operatori del carcere valuteranno anche il suo stato complessivo.


Morando ha ricordi frammentari

Diversa la condotta processuale di Morando, 26 anni, interrogato nel carcere Lorusso-Cutugno. Il suo difensore Wilmer Perga lo ha descritto come una persona disorientata: avrebbe riconosciuto alcuni elementi, ma non sarebbe riuscito a ricostruire il momento centrale della vicenda.

Il giovane non sa dire, secondo quanto riferito dall’avvocato, se abbia ucciso Fabio Colapietro o se abbia partecipato alla mutilazione del cadavere. Perga ha però sottolineato che l’azione non sarebbe stata compiuta da Morando da solo: “Però da solo non l’ha fatto”.

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Le ore dopo la morte

Tra i ricordi rimasti al 26enne ci sarebbero alcune fasi successive al decesso. Il legale ha riferito che il gruppo avrebbe tentato di rianimare Colapietro per circa due ore, eseguendo un massaggio cardiaco, prima di occuparsi della destinazione del corpo.

In seguito, sempre stando alla ricostruzione della difesa, sarebbero stati acquistati teli e cemento. L’ipotesi presa in considerazione sarebbe stata quella di trasportare e gettare i resti in un fiume, anche se Morando non ricorderebbe con precisione come si siano svolti quei passaggi.

La vicenda riguarda l’omicidio del 39enne Fabio Colapietro, il cui corpo è stato trovato smembrato in un appartamento di via Gulli, a Torino. Le informazioni sono emerse al termine dell’udienza di convalida dei tre fermati, attraverso le dichiarazioni dei rispettivi difensori.

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