Capello scuote il calcio italiano: «Difesa e giovani, così non va
L’ex allenatore critica la fase difensiva della Nazionale, il poco spazio concesso ai talenti italiani e invita i genitori a non condizionare i ragazzi
La diagnosi di Fabio Capello sul calcio italiano è severa: la Nazionale, secondo l’ex allenatore, deve ritrovare aggressività nel recupero del pallone e maggiore attenzione alla fase difensiva. Nel corso di un incontro con Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta e direttore scientifico del Festival dello Sport di Trento, Capello ha anche ripercorso le tappe principali della propria carriera, tra scudetti, Nazionale, esperienze all’estero e panchine da commissario tecnico.
La difesa è il punto debole
«Non sappiamo più difendere. Si cura poco la fase difensiva», ha sostenuto Capello, spiegando di non aver ancora riconosciuto nell’attuale Nazionale la determinazione necessaria per riconquistare rapidamente la palla. L’ex tecnico ha ribadito il proprio legame con la selezione azzurra: ha raccontato di emozionarsi ancora durante l’inno, pur precisando di non avere rimpianti per non averla mai allenata.
Nel suo intervento, Capello ha criticato anche l’impostazione del gioco contemporaneo. A suo giudizio, il possesso palla è diventato spesso un obiettivo fine a sé stesso e rischia di frenare i calciatori più intraprendenti, scoraggiando le giocate in verticale. Per il tecnico serve ritrovare l’identità di un calcio italiano capace di suscitare orgoglio, ma oggi prevale la sensazione che manchi una direzione condivisa.
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Più spazio ai talenti italiani
Un altro tema centrale è stato l’utilizzo dei giovani. Capello ha osservato che molti allenatori esitano a lanciarli e preferiscono affidarsi a giocatori stranieri, senza concedere ai ragazzi il tempo necessario per essere valutati sul campo. La sua richiesta è che i talenti possano esprimere le proprie qualità attraverso occasioni reali, non soltanto attraverso gli allenamenti.
L’ex allenatore di Milan e Roma, vincitore di cinque scudetti e di una Coppa dei Campioni, ha poi aggiunto un messaggio rivolto alle famiglie. Dopo la conclusione ufficiale dell’incontro, è tornato sull’argomento per dire: «Lasciate che i giovani si divertano giocando a calcio». Capello ha ricordato i cinque anni trascorsi nei settori giovanili e la regola imposta ai genitori: niente urla contro arbitri, avversari o altri protagonisti delle partite, altrimenti il figlio sarebbe rimasto fuori dalla gara.
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