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Boban scommette su Infantino: la rielezione non è in pericolo

L’ex dirigente della Uefa ridimensiona l’ipotesi di uno scontro interno e descrive gli equilibri internazionali favorevoli al presidente della Fifa.

La corsa alla conferma di Gianni Infantino alla guida della Fifa, secondo Zvonimir Boban, non dovrebbe essere ostacolata da una vera opposizione. L’ex calciatore del Milan ritiene possibile un confronto acceso sui suoi errori, ma non una spaccatura capace di impedirne la rielezione.


Boban esclude una guerra interna

Intervenuto a Radio anch’io Sport, Boban ha riconosciuto di aver criticato alcune decisioni di Infantino. Allo stesso tempo, però, ha invitato a considerare anche i risultati positivi ottenuti durante la sua presidenza e ha escluso l’ipotesi di uno scontro aperto: «Alla fine tutto si calmerà».

La previsione dell’ex dirigente della Uefa è quindi quella di un voto sostanzialmente favorevole al presidente uscente. «Non ci sarà una guerra. Si voterà per Infantino e credo che non ci saranno posizioni forti contro di lui», ha aggiunto Boban nel corso dell’intervista.


I numeri di Infantino fuori dall’Europa

A sostegno della sua analisi, Boban ha richiamato i rapporti di forza nei diversi continenti. A suo giudizio, Infantino avrebbe recuperato il sostegno dell’Asia e potrebbe contare anche sull’Oceania, sul Sudamerica e sull’Africa.

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Più incerto, invece, sarebbe il quadro europeo, che Boban non considera compatto a favore della Uefa: secondo la sua lettura, il continente sarebbe diviso quasi a metà. Nonostante questo equilibrio, la conclusione resta netta: «Infantino non avrà problemi ad essere rieletto».


Il confronto tra Uefa e Fifa

Boban ha infine descritto una rivalità persistente tra i due principali organismi del calcio internazionale. La Uefa, a suo parere, cerca spesso di affermare un peso superiore rispetto alla Fifa, ma l’autorità finale sulle dinamiche globali resterebbe nelle mani della federazione mondiale.

Boban ha ricoperto l’incarico di responsabile del calcio della Uefa fino alle dimissioni presentate nel 2024. Le sue valutazioni arrivano dunque da una figura che ha conosciuto direttamente gli equilibri tra le istituzioni del calcio europeo e internazionale.

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