Bisseck indica il suo maestro e rilancia: «La Champions è possibile
Il difensore dell’Inter racconta il rapporto con Darmian, la crescita a Milano e le ambizioni europee della squadra dopo la finale persa contro il Psg.
La finale di Champions League persa contro il Psg non è ancora un capitolo chiuso per Yann Aurel Bisseck. Il difensore dell’Inter lo ha spiegato al Festival dello Sport, dove ha indicato nella conquista del trofeo il principale obiettivo della squadra e ha ripercorso le tappe più importanti della propria crescita.
Darmian è il modello di Bisseck
Quando gli è stato chiesto quale compagno gli abbia trasmesso di più durante l’esperienza nerazzurra, Bisseck ha scelto Matteo Darmian. Il laterale, oggi 36enne e appena approdato al Bologna, è stato preferito a Bastoni, Akanji e Acerbi, gli altri difensori ricordati durante l’incontro.
Il tedesco ha descritto Darmian come un giocatore capace di leggere le situazioni prima ancora di intervenire. «È un difensore super intelligente, prima di tutto usa la testa. Giocare con lui è davvero molto semplice», ha spiegato, sottolineando quanto la cultura difensiva italiana abbia inciso sul suo percorso.
L’Inter vuole tornare in cima
Secondo Bisseck, il calcio italiano resta il riferimento sul piano della fase difensiva, ma questa superiorità deve essere confermata ogni settimana. L’Inter, ha aggiunto, punta apertamente alla Champions: «Vogliamo vincerla, il ricordo della sconfitta con il Psg brucia ancora».
Il difensore ritiene che la rosa abbia le qualità per arrivare fino in fondo, pur ricordando quanto sia imprevedibile una competizione decisa anche da una singola partita. La convinzione, però, non manca: il risultato dipenderà dal lavoro della squadra e dalla capacità di gestire ogni momento decisivo.
Dalle difficoltà alla fiducia
Bisseck ha ricordato anche il periodo trascorso al Vitória Guimarães, quando una serie continua di infortuni lo aveva portato a pensare di interrompere il percorso nel calcio. A cambiare la situazione è stata la ritrovata fiducia nelle proprie possibilità.
Un insegnamento ricevuto ai tempi dell’Aarhus lo ha aiutato ad affrontare gli errori: dopo uno sbaglio bisogna lasciarselo alle spalle rapidamente, senza cercare scuse, per concentrarsi sull’azione successiva. L’ex allenatore Jacob Nielsen gli aveva trasmesso proprio questa mentalità, basata sull’idea che nessuno possa essere perfetto e che ogni errore debba servire a migliorare.
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Chivu ha dato una direzione
A Milano Bisseck dice di sentirsi ormai a casa. L’accoglienza di compagni, dirigenti e tifosi, insieme alla vita in città, gli ha permesso di lavorare con serenità e di continuare a imparare da chi lo circonda.
Nel confronto tra Simone Inzaghi e Cristian Chivu, il difensore ha descritto il primo come un tecnico molto emotivo, capace di vivere le gare quasi da calciatore. Chivu, invece, ha mantenuto le basi del gioco introducendo secondo Bisseck una proposta leggermente più offensiva, prendendo il controllo del gruppo dopo la fase più delicata seguita alla sconfitta nella finale europea.
Bisseck ha parlato con ammirazione anche di Jürgen Klopp, definendolo un allenatore dotato di un’energia e di un’autorevolezza fuori dal comune. Per conquistare una nuova convocazione con la Germania, tuttavia, sa di dover prima rendere al massimo con l’Inter.
Due identità, una risposta al razzismo
Il difensore ha infine raccontato il legame con le sue origini tedesche e camerunensi. Ha spiegato di percepire entrambe le componenti come parte della propria identità e di aver subito, in passato, episodi di razzismo.
La sua reazione è affidata alla forza mentale: «Il razzismo esiste, ma io nella mia testa non ho spazio per la stupidità». Un principio che si affianca alla determinazione con cui sta cercando di affermarsi stabilmente nell’Inter e di avvicinarsi ai grandi traguardi internazionali.
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