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Sport 2 min di lettura2 giorni fa

Azzurro, Mancini frena l’allarme: spazio ai giovani contro la Turchia

Il ct invita a non esasperare la sconfitta con il Belgio e annuncia possibili cambi in vista della sfida con la squadra di Montella.

Roberto Mancini chiede all’ambiente della Nazionale di abbassare i toni dopo il ko contro il Belgio. Alla vigilia della gara con la Turchia, il commissario tecnico ha difeso il percorso dei giocatori più giovani e ha ricordato la necessità di concedere loro tempo per crescere.


Mancini difende i giovani azzurri

Il ct ha invitato a evitare reazioni eccessive attorno alla squadra: «Noi dobbiamo rimanere tranquilli, senza l’agitazione che vedo in giro». Secondo Mancini, la sfida persa venerdì avrebbe potuto prendere una direzione diversa nella ripresa, pur riconoscendo che il successo belga è stato meritato.

Tra gli elementi positivi indicati dall’allenatore c’è Romano, autore di una prova giudicata convincente nonostante l’errore commesso. Mancini ha sottolineato che anche i giocatori più esperti possono sbagliare e ha ribadito che ai giovani serve un periodo adeguato per affrontare partite di questo livello.


Contro la Turchia servirà cambiare

La gara con la Turchia offrirà all’Italia l’occasione per modificare alcune scelte. Il tecnico prevede infatti l’impiego di giocatori diversi, considerando troppo ravvicinato il calendario per affrontare quattro incontri senza un ricambio significativo.

Mancini ha descritto la formazione guidata da Montella come una squadra molto forte e dotata di numerosi talenti. Per questo, ha avvertito, la partita si presenta complessa, anche se l’obiettivo resta quello di giocare bene e conquistare la vittoria.


La sconfitta non aumenta la pressione

Il commissario tecnico ha escluso che il risultato contro il Belgio abbia fatto crescere la pressione sulla Nazionale. A suo giudizio si tratta di una normale partita di calcio e il gruppo deve concentrarsi sul lavoro, senza lasciarsi condizionare dal clima esterno.

Mancini ha ricordato che anche prima del successo all’Europeo l’Italia non veniva considerata tra le prime sei o sette squadre. Da qui l’invito a proseguire con pazienza, soprattutto nei confronti dei giovani, che nei club hanno poche opportunità di misurarsi con gare di alto livello.

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