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Sport 1 min di lettura13 ore fa

Atlete, carriera senza paura: la sfida indicata da Abodi

In audizione sul femminicidio, il ministro ha illustrato il ruolo dello sport nella prevenzione e annunciato tre linee d’azione contro le discriminazioni.

La sicurezza delle atlete non deve trasformarsi in un ostacolo alla carriera. È questo il punto centrale dell’intervento di Andrea Abodi davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, dedicato alla violenza di genere nello sport.

Il ministro ha sostenuto che ogni donna e ogni ragazza debbano poter praticare attività sportiva, competere e lavorare nel settore senza subire discriminazioni. Tra le priorità indicate figura anche la necessità di rendere più efficaci i sistemi attraverso cui segnalare situazioni di rischio.


La tutela entra nella formazione

Abodi ha osservato che le vicende emerse nell’indagine sulla violenza di genere in ambito sportivo mostrano come questo ambiente non sia separato dai problemi presenti nella società. A suo giudizio, lo sport da solo non può risolvere una questione tanto articolata, ma può offrire occasioni di educazione e prevenzione fin dall’infanzia.

La protezione delle atlete, ha spiegato, dovrebbe essere inserita stabilmente nelle attività e non affrontata come un tema accessorio. In questa prospettiva, anche il servizio civile potrebbe svolgere una funzione di supporto e contribuire a intercettare in anticipo eventuali situazioni problematiche.

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Tre impegni contro le discriminazioni

Nel corso dell’audizione, il ministro ha poi indicato tre direzioni operative. La prima consiste nella creazione di un gruppo di lavoro dedicato alle disparità legate al genere; la seconda riguarda la formazione obbligatoria di tecnici e dirigenti, che dovrà tradursi in percorsi effettivamente svolti e non in semplici formalità.

Il terzo impegno prevede un rafforzamento dei canali di segnalazione, seguendo le indicazioni che arriveranno dalla Commissione. L’obiettivo dichiarato da Abodi è chiaro: «ogni donna e ragazza possa vincere nello sport, praticarlo e farne la propria professione senza discriminazioni», senza essere costretta a mettere sul piatto della bilancia la propria sicurezza e il futuro agonistico o professionale.

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