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Sport 2 min di lettura15 ore fa

Arbitropoli, il caso Rocchi si chiude: nessuna prova di contatti coi club

La giustizia sportiva ha archiviato l’indagine sulle presunte pressioni per influenzare le designazioni arbitrali e le attività nella Sala Var di Lissone.

L’inchiesta ribattezzata “Arbitropoli” si chiude senza sanzioni anche sul piano della giustizia sportiva. La Procura della Figc ha archiviato il procedimento che coinvolgeva Gianluca Rocchi, ex responsabile dei designatori, e altri esponenti dei vertici arbitrali delle ultime 2 stagioni.

L’accusa ipotizzata era quella di concorso in frode sportiva. Al centro degli accertamenti c’erano le presunte pressioni esercitate da alcuni club sulle designazioni e le cosiddette “bussate” nella Sala Var di Lissone, che avrebbero potuto incidere sulle scelte arbitrali.


Nessun rapporto diretto dimostrato

La decisione della Procura Figc è arrivata dopo l’archiviazione chiesta nell’ambito dell’inchiesta penale. Il procedimento della giustizia ordinaria, seguito dalla Procura della Repubblica di Monza, riguardava in particolare gli episodi avvenuti nella Sala Var durante la stagione 2024/2025.

Anche sul versante sportivo non sono emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Gli accertamenti non avrebbero dimostrato l’esistenza di contatti diretti, nemmeno telefonici, tra Rocchi e i dirigenti delle società coinvolte nelle contestazioni sulle designazioni.


Le lamentele passavano dai referenti

Secondo quanto ricostruito nelle carte, le rimostranze dei club non sarebbero state trasmesse direttamente dai dirigenti all’ex arbitro. Il passaggio sarebbe avvenuto invece attraverso i Club Referee Manager, figure incaricate di fare da collegamento tra le società e il settore arbitrale.

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Questa ricostruzione ha avuto un peso nella chiusura del procedimento. La Procura della Figc ha infatti accolto la richiesta di archiviazione presentata da Rocchi, seguendo la stessa direzione già indicata dalla Procura di Monza per il caso penale.


Il fascicolo viene chiuso

Con il provvedimento sportivo, l’indagine termina dunque senza che siano state provate interferenze illecite nelle designazioni o rapporti riservati tra Rocchi e i dirigenti dei club. Il caso si conclude così sia davanti alla giustizia ordinaria sia davanti agli organi della Figc.

Le ipotesi iniziali riguardavano il possibile condizionamento delle scelte arbitrali attraverso lamentele e accessi alla Sala Var di Lissone. Gli elementi raccolti, però, non hanno consentito di dimostrare un contatto diretto tra l’ex designatore e i rappresentanti delle società.

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