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Sport 2 min di lettura27 min fa

Alajbegovic, la Juve rischia di perderlo: la scelta che pesa

Il talento bosniaco ha ampi margini di crescita, ma instabilità tattica e rendimento dei veterani possono frenare il suo percorso in prima squadra.

Il vero rischio per la Juventus non riguarda soltanto i punti lasciati per strada, ma il modo in cui la confusione attuale può incidere sui giocatori ancora da formare. Alajbegovic, talento classe 2007, ha qualità e prospettive che meritano un percorso protetto: insistere su profili ormai definiti potrebbe invece sottrargli spazio e fiducia.

Il pareggio per 2-2 contro il Rennes in Europa League non ha fatto precipitare la situazione, ma neppure ha cancellato i problemi emersi nelle ultime settimane. La squadra resta tra le prime otto del torneo e, in caso di conferma, avrebbe accesso diretto agli ottavi senza passare dagli spareggi; in campionato, però, occupa soltanto l’ottavo posto.

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Alajbegovic non va lasciato indietro

Le prime apparizioni stagionali dell’ex Salisburgo avevano mostrato tecnica, personalità e margini importanti. Anche con la nazionale bosniaca il giovane aveva lasciato intravedere doti rilevanti, mentre nelle uscite più recenti il rendimento è apparso meno brillante.

Una parte della responsabilità ricade naturalmente sul giocatore, ma il contesto può avere un peso significativo. I continui cambi di sistema, l’incertezza sul futuro dell’allenatore e le difficoltà dei calciatori più esperti rischiano di rendere più complicato l’inserimento del numero 17. Per questo la Juventus dovrebbe evitare che l’instabilità collettiva finisca per frenare la sua crescita.


I veterani hanno già mostrato il limite

La gara con il Rennes, insieme alla sconfitta contro la Lazio, ha riproposto interrogativi sul carattere, sull’organizzazione tattica e sulla qualità tecnica della squadra. Luciano Spalletti sta modificando spesso il modulo, anche durante le partite, nel tentativo di trovare l’assetto più adatto agli uomini a disposizione.

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Sul rendimento dei singoli, invece, la sensazione è che diversi giocatori abbiano ormai raggiunto una dimensione abbastanza definita. Bremer, Gatti, Cambiaso, Douglas Luiz, McKennie, Kalulu e Nico Gonzalez, oltre agli infortunati Locatelli e Thuram, hanno evidenziato oscillazioni ma non una trasformazione sostanziale con Thiago Motta, Igor Tudor e Spalletti. Un eventuale cambio in panchina, con Antonio Conte o Simone Inzaghi, basterebbe davvero a modificarne in profondità il rendimento? Il dubbio resta.


Più spazio a chi può crescere

La priorità dovrebbe quindi essere rivolta ai calciatori giovani e agli ultimi arrivati, cioè a chi non ha ancora completato il proprio percorso. Woltemade rappresenta un caso interessante, anche se il prestito senza opzione rende difficile immaginarlo al centro di un progetto a lungo termine.

Il discorso vale soprattutto per Yildiz, quando sarà di nuovo disponibile, e per Alajbegovic già nell’immediato. Dare maggiore continuità a un diciannovenne dalle potenzialità elevate comporta il rischio di qualche errore dovuto all’inesperienza, ma può offrire più prospettive rispetto all’insistenza su giocatori i cui pregi e difetti sembrano ormai ampiamente conosciuti.

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