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Sport 2 min di lettura55 min fa

Kaio Jorge, il ritorno alla Juve non è un sogno chiuso: «Ci tornerei»

Dopo il grave infortunio e una parentesi bianconera con poche presenze, l’attaccante del Cruzeiro si sente pronto a ripartire dall’Italia.

Il legame tra Kaio Jorge e la Juventus non sembra del tutto spezzato. L’attaccante brasiliano, oggi al Cruzeiro e nuovamente protagonista sotto porta, ha raccontato il periodo vissuto in bianconero e ha ammesso di considerare ancora possibile un ritorno in Italia.

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L’infortunio ha cambiato tutto

Nei suoi cinque mesi alla Juventus, Kaio Jorge ha trovato poco spazio nonostante il lavoro svolto durante la settimana e i gol segnati nelle amichevoli. A suo giudizio, sarebbe bastata qualche occasione in più, anche partendo da una ventina di minuti, per mostrare le proprie qualità. Poi è arrivato l’infortunio, che ha interrotto il percorso proprio quando cercava di guadagnarsi fiducia.

Con il tempo, il brasiliano ha riletto quella fase anche alla luce delle difficoltà incontrate dai giovani nel calcio italiano. Secondo Kaio Jorge, per un ragazzo serve spesso più pazienza prima di ottenere continuità. Nonostante le poche presenze, però, non prova rimpianti: sostiene di aver dato il massimo sia negli allenamenti sia nei minuti disputati.


La porta dell’Italia resta aperta

Il centravanti è convinto che, senza quel problema fisico, la sua carriera sarebbe proseguita in Italia. Ora si sente più maturo e pronto ad affrontare una nuova esperienza nel nostro Paese, con la Juventus ancora in cima alle sue preferenze.

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«Mi piacerebbe tornare alla Juve e sono sicuro che oggi farei molto meglio», ha spiegato parlando della possibilità di indossare nuovamente la maglia bianconera. Kaio Jorge ha comunque riconosciuto il sostegno ricevuto dal club nel momento più complicato e il valore di aver realizzato, proprio a Torino, il sogno di giocare in Europa.

Prima del trasferimento aveva avuto contatti anche con Massimiliano Allegri e Pavel Nedved, che gli avevano manifestato apprezzamento per il talento. Il suo rammarico, dunque, non riguarda l’accoglienza ricevuta, ma soprattutto l’assenza di un numero maggiore di opportunità in campo.

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