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Spettacolo 1 min di lettura1 ora fa

Zuncheddu, l’innocenza dopo decenni: cosa racconta Zustissia

Francesco Piras debutta nel lungometraggio con una storia vera interpretata da Fabrizio Ferracane e Michele Riondino.

La parola sarda “Zustissia” significa giustizia, ma nel film di Francesco Piras quel concetto assume un peso drammatico: per Beniamino Zuncheddu, infatti, la verità arriva soltanto dopo molti anni. L’opera prima del regista ricostruisce il caso di un giovane pastore arrestato nel 1991 e accusato di un triplice omicidio.

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Una verità rimasta a lungo nascosta

Il film chiarisce fin dall’inizio un elemento decisivo: Beniamino è innocente. Da questa certezza prende forma il racconto di una vicenda giudiziaria segnata dall’attesa, dalla detenzione e dal ritardo con cui la giustizia riesce a emergere.

L’accusa nasce in un contesto che appare legato a una faida territoriale. Il protagonista si ritrova così coinvolto nell’uccisione di tre persone, mentre la sua vita viene travolta da un procedimento destinato a protrarsi per decenni.

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Il debutto di Francesco Piras

Con “Zustissia”, Francesco Piras affronta per la prima volta il formato del lungometraggio e sceglie una storia vera per interrogarsi sulle conseguenze di un’accusa ingiusta. Il centro del film non è soltanto il delitto, ma anche il tempo perso da chi viene privato della libertà pur non avendo commesso il fatto.

Fabrizio Ferracane e Michele Riondino fanno parte del cast chiamato a portare sullo schermo questa vicenda. Il risultato è un dramma giudiziario costruito attorno al caso di Beniamino Zuncheddu e al significato più concreto della parola che dà il titolo all’opera.

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