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Spettacolo 3 min di lettura1 ora fa

Jovanotti senza filtri: il film che lo costringe a guardarsi indietro

Dario Zonta e Carlo Zoratti raccontano sette anni della vita di Lorenzo Cherubini tra famiglia, musica, viaggi e immagini d’infanzia riscoperte sul grande schermo.

Lorenzo Cherubini aveva chiesto a Dario Zonta e Carlo Zoratti di non trasformare il progetto in un omaggio celebrativo, ma di trovare una dimensione cinematografica dentro la sua vicenda. Per questo ha lasciato ai registi libertà di scelta, mentre lui continuava a vivere tra canzoni, concerti e pedalate. Al termine del percorso, ha spiegato: «Io non mi sento padre di questo film, mi sento figlio di questo film».

Nel racconto entra anche il rapporto con il pubblico, soprattutto con chi è cresciuto insieme a lui e oggi torna ai concerti portando i propri figli. Per Jovanotti la musica crea uno spazio condiviso, destinato a durare quanto una canzone o una serata: «È un’utopia nomade», prima che il quotidiano riprenda il suo corso.

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La musica come luogo condiviso

L’artista rivendica il legame con una parte infantile di sé, che considera ancora una risorsa creativa. Dice di avere saltato la fase adolescenziale e di essere passato direttamente dall’infanzia alla costruzione del personaggio Jovanotti, evitando così il confronto fisico e sociale tipico di quegli anni, insieme al timore di essere giudicato dagli altri.

Questa disposizione ritorna anche nel modo in cui guarda al pubblico. Le persone che da ragazzi lo seguivano sotto il palco oggi condividono quell’esperienza con i loro bambini, creando una continuità tra generazioni e una comunità provvisoria che si ricompone ogni volta attorno alla musica.


Le immagini che riaprono il passato

A sessant’anni appena compiuti, Jovanotti si è trovato davanti a un bilancio inatteso. Il montaggio lo obbliga a confrontarsi con ricordi che tende a lasciare alle spalle e con materiali che non pensava di rivedere, compresi i filmati realizzati dal padre durante la sua infanzia.

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Tra le immagini scelte dai registi ci sono anche quelle del Pinocchio televisivo di Comencini. Andrea Balestri, interprete del burattino nella sua versione umana, aveva allora sette anni, la stessa età di Lorenzo: rivederlo significa per il cantante osservare una sorta di riflesso di se stesso. «Ho iniziato una regressione verso uno stato di totale infanzia con un corpo da adulto e questa cosa qui mi incuriosisce molto», ha raccontato.


Famiglia, memoria e una nuova ripartenza

Il viaggio nella memoria porta soprattutto verso i genitori. Il padre, impulsivo e desideroso di affermare le proprie idee, aveva inclinazioni da intrattenitore rimaste in parte inespresse; la madre, più riservata, riusciva invece a diventare un punto di riferimento per chi le stava intorno. Lorenzo li descrive come figure molto lontane, ma riconosce nel tempo una crescente somiglianza con il padre. Ha inoltre precisato: «Io non sono mai andato in analisi».

Il documentario Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma dopo sette anni di lavoro. La regia è di Dario Zonta e Carlo Zoratti, mentre l’uscita nelle sale è prevista dal 26 novembre al 2 dicembre. Guardando il risultato, Cherubini ha parlato di una conclusione simbolica: «Ho sentito che quel film metteva anche un punto». Subito dopo, però, ha chiarito di preferire le virgole, i due punti e i punti di sospensione, lasciando aperta la domanda su ciò che arriverà in seguito.

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