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Spettacolo 3 min di lettura36 min fa

Valeria Golino a 61 anni: la libertà di smettere di piacere a tutti

Dagli esordi a sedici anni alla regia, l’attrice festeggia una carriera lunga quattro decenni e una nuova sicurezza conquistata con il tempo.

A 61 anni Valeria Golino guarda alla propria carriera da una prospettiva diversa: il tempo non ha ridotto le occasioni di lavoro, ma le ha regalato una libertà che un tempo sembrava irraggiungibile. Dopo oltre cento film, importanti riconoscimenti e due esperienze da regista a Cannes, l’attrice dice di sentirsi meno condizionata dal giudizio altrui e più pronta ad affrontare ogni ruolo.

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Il tempo come nuova libertà

Golino ha raccontato di lavorare oggi più di quanto facesse in passato. Il cambiamento, secondo la sua esperienza, è legato soprattutto all’età: il corpo muta, ma insieme arriva anche una maggiore capacità di lasciar andare le aspettative e di non cercare continuamente l’approvazione degli altri.

La bellezza, a lungo associata alla sua immagine pubblica, non viene più vissuta come un vincolo. Anche davanti alle trasformazioni fisiche l’attrice riconosce qualche difficoltà, ma sostiene di non provare più la paura che accompagnava il lavoro sul set. Il suo atteggiamento si riassume in quel “chi se ne frega” che oggi le permette di affrontare con più leggerezza ciò che prima appariva come un problema.


Dalla scoperta alla consacrazione

Nata a Napoli il 22 ottobre 1965, Golino è cresciuta in una famiglia divisa tra cultura, arte e musica. L’incontro con Lina Wertmüller, avvenuto quando aveva appena sedici anni, cambiò il corso della sua vita: senza una formazione attoriale alle spalle e dopo aver lasciato il liceo, fu scelta per il suo primo film.

La consacrazione arrivò nel 1986, quando vinse la Coppa Volpi a Venezia per Storia d’amore di Citto Maselli. In seguito si trasferì negli Stati Uniti, dove recitò con Dustin Hoffman in Rain Man e accanto a Charlie Sheen in Hot Shots!. La parentesi americana comprese anche Leaving Las Vegas di Mike Figgis e Frida di Julie Taymor, senza interrompere il rapporto con il cinema italiano.

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Anche la regia nel suo percorso

In Italia Golino ha lavorato, tra gli altri, con Nanni Moretti e Emanuele Crialese. Per Per amor vostro ha conquistato una seconda Coppa Volpi, mentre il suo palmarès comprende quattro David di Donatello e sette Nastri d’Argento.

Nel 2013 ha esordito dietro la macchina da presa con Miele, presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard. Cinque anni più tardi è tornata sulla Croisette con Euforia; nel 2022 ha presieduto la giuria della stessa sezione. Il percorso registico è proseguito con L’arte della gioia, serie ispirata al romanzo di Goliarda Sapienza.


I progetti più recenti

Quest’anno quattro suoi lavori sono stati presentati nella rassegna Open Roads al Lincoln Center di New York. Tra i titoli figurano Fuori, Breve storia d’amore di Ludovica Rampoldi e La Gioia di Nicolangelo Gelormini, nel quale Golino appare profondamente trasformata dal trucco e dalle protesi.

Nella sua storia personale resta molto noto il legame con Riccardo Scamarcio. L’attore ha definito il sentimento tra loro con la frase “con Golino non finisce mai il vero amore”, parole che lei ha accolto con riconoscenza. Più di recente, invece, Golino si è descritta con ironia come una “promessa non mantenuta”, ridimensionando da sola il mito costruito intorno alla propria immagine.

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