Poetry slam, il vero EmCee non fa da spalla: lo Speech decide tutto
Nel confronto tra poeti, pubblico e giuria, chi conduce lo Slam non si limita a presentare: orienta il rito, difende la poesia e si espone al giudizio.
Il ruolo dell’EmCee è uno dei nodi decisivi del Poetry slam, perché da chi sale sul palco per guidarlo dipende gran parte dell’energia della serata. Non basta annunciare i partecipanti o ricordare i tempi: l’EmCee costruisce la situazione in cui pubblico, giuria e poeti si incontrano, si misurano e possono anche entrare in conflitto.
L’EmCee non è un semplice conduttore
La sua funzione non coincide con quella di un presentatore incaricato di riempire le pause. Non è lì per distribuire applausi a prescindere, né per alleggerire ogni passaggio con qualche battuta di servizio. Il suo compito è intervenire attivamente, mettere in relazione le diverse componenti dello Slam e, quando serve, creare una frizione capace di far emergere ciò che sta davvero accadendo.
Per questo l’EmCee non dovrebbe limitarsi a gestire il palco con modi televisivi o a proteggere l’autostima dei concorrenti. La sua parte è stare dalla parte della poesia, senza fingere un’imparzialità impossibile, e riportarla dentro la realtà concreta di quella serata: una giuria precisa, un pubblico preciso, testi pronunciati in un momento preciso.
Chi conduce deve quindi incalzare i giurati, chiedere loro coraggio quando le valutazioni sembrano prudenti, invitare gli spettatori a partecipare e a scegliere, spingere i poeti a percepirsi come parte di una stessa esperienza. In questo modo la gara smette di essere una semplice successione di esibizioni e diventa una forma artistica completa.
Lo Speech rivela chi conduce
La prova più evidente arriva all’inizio, con lo Speech. Quel momento non serve soltanto a illustrare il regolamento o a organizzare la selezione della giuria: è il punto in cui l’EmCee dichiara quale idea di poesia intende portare in scena e prepara il terreno per tutto ciò che seguirà.
Uno Speech efficace mette in discussione i pregiudizi con cui il pubblico può essere arrivato alla serata. Spiega che lo Slam ha anche una rilevanza pubblica e politica, indipendentemente dal valore diseguale dei testi ascoltati. In quella cornice, persino una poesia debole può trovare per un istante lo stesso spazio di una composizione necessaria e intensa, magari destinata a non raggiungere altrimenti quel pubblico.
Il discorso iniziale serve anche a legare i versi al presente. La poesia non viene trattata come un oggetto isolato, ma come qualcosa che reagisce al mondo e alle sue forme. Nei propri Speech, l’autore ha affrontato temi molto diversi: dai sonetti a Carlo Giuliani, dalla Palestina alle forme chiuse. Il punto, dunque, non è parlare soltanto di tecnica o di versi, ma mostrare quale rapporto esista tra la parola poetica e la realtà.
Negli ultimi tempi, secondo l’analisi proposta, molti EmCee hanno ridotto lo Speech a un elenco di norme. In alcuni casi, per guadagnare minuti, è stata persino accantonata l’estrazione della giuria, sostituita dalla scelta diretta di alcuni spettatori. Una procedura del genere non può essere davvero casuale e finisce per sottrarre spazio proprio alla riflessione sulla poesia e sul contesto in cui viene pronunciata.
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Il Sacrifice mette tutto in gioco
Alla dichiarazione d’intenti dello Speech segue un altro passaggio fondamentale: il Sacrifice. L’EmCee esegue una propria poesia e si consegna al giudizio della stessa giuria chiamata a valutare gli altri partecipanti. Il nome dell’azione richiama esattamente questo: chi conduce accetta di esporsi, senza aspettarsi trattamenti di favore.
Dopo aver invitato il pubblico a reagire liberamente, l’EmCee può ricevere voti bassi, silenzio o perfino fischi. Non è un incidente da evitare, ma la conseguenza coerente della posizione assunta. Una volta sottoposto a quel rischio, chi guida la serata non ha più bisogno di risparmiare nessuno: può mettere sotto pressione spettatori, giurati e poeti allo stesso modo.
Il Sacrifice diventa così una forma di responsabilità. L’EmCee ha accettato di occupare la stessa posizione degli altri e, proprio per questo, può poi intervenire senza nascondersi dietro il ruolo di tecnico o moderatore. La sua autorità nasce dall’aver condiviso il pericolo del giudizio, non dall’essere rimasto al riparo.
Quando lo Slam fa saltare le certezze
Un EmCee autentico possiede uno stile riconoscibile: due conduzioni diverse non producono mai esattamente lo stesso Slam. Si tratta di un lavoro impegnativo, esposto e spesso ingrato. Molti desiderano partecipare come poeti, mentre sono meno numerosi coloro che accettano il peso di far funzionare davvero l’intero dispositivo; ancora più rari sono quelli capaci di assumersene fino in fondo le conseguenze.
Quando questa responsabilità viene meno, resta soltanto una gestione amministrativa della serata. Chi evita il proprio Speech o rinuncia al Sacrifice, affidandolo a un poeta ospite, si comporta come un semplice custode dell’evento: apre, scandisce i tempi e accompagna il pubblico da un’esibizione all’altra, senza prendere posizione.
Al contrario, lo Slam può diventare una deflagrazione controllata. L’ego dei poeti viene ridimensionato, le idee convenzionali sulla poesia vengono messe in discussione e la giuria è chiamata a votare assumendosi davvero la responsabilità delle proprie scelte. Partecipare, in questa prospettiva, significa accettare un atto di umiltà, non cercare una scorciatoia verso la notorietà o un posto sicuro nel circuito.
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