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Spettacolo 3 min di lettura1 ora fa

L’esercito finto che ingannò la guerra: il premio al film su Moselli

Il documentario di Gigi Roccati ricostruisce la parabola dell’imprenditore torinese che realizzò armamenti contraffatti per Saddam Hussein

Un premio al MIA 2026 riporta l’attenzione su una storia italiana rimasta ai margini della memoria dei grandi conflitti: quella di Mario Moselli, l’imprenditore torinese capace di fabbricare carri armati, aerei e batterie missilistiche a grandezza naturale, ma completamente fittizi. Il suo percorso è al centro di “The Decoy Artist – The Incredible Story of Mario Moselli and Saddam Hussein’s Phantom Army”, documentario diretto da Gigi Roccati e prodotto da Verdiana.

Il progetto, ancora nella fase di montaggio preliminare, ha ricevuto il GEDI Visual Award durante la dodicesima edizione del MIA, il Mercato Internazionale dell’Audiovisivo di Roma. La cerimonia si è svolta giovedì 22 ottobre nella Sala Giardino d’Inverno dell’Hotel Westin Excelsior, in via Veneto.

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Un premio alla prospettiva più insolita

La giuria ha valorizzato il modo in cui il film avvicina una vicenda personale alla dimensione della grande Storia. L’obiettivo del riconoscimento è sostenere documentari capaci di partire da episodi apparentemente secondari per proporre una lettura originale della realtà.

Nel caso di Moselli, l’interesse nasce dal contrasto tra la natura quasi artigianale delle sue invenzioni e le conseguenze concrete del loro impiego. Le riproduzioni erano pensate per confondere il nemico e spingerlo a colpire obiettivi inesistenti, consumando munizioni e lasciando intatte le strutture militari autentiche.

Roccati ha spiegato di sentirsi particolarmente onorato per il riconoscimento, definendo il MIA un punto di riferimento per la produzione europea. Secondo il regista, il premio rappresenta anche un segnale sulla capacità della storia di continuare a suscitare interesse mentre il lavoro sul documentario procede.


Dalle valigie alla guerra in Iraq

La parabola di Moselli cominciò lontano dagli armamenti. Negli anni Ottanta l’imprenditore aveva ideato un set di valigie destinato alla Fiat 127 e nel 1983 si recò in Iraq con l’intenzione di proporlo a Saddam Hussein come equipaggiamento militare.

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L’affare, però, prese una direzione inattesa. Le valigie non interessarono ai suoi interlocutori, mentre attirò l’attenzione la sua capacità di costruire grandi simulacri di mezzi bellici. Da quella svolta nacque un’attività legata alla produzione di esche militari, poi associate anche all’apparato del regime iracheno.

Il film segue così il passaggio di un uomo abituato a progettare oggetti commerciali verso un settore inserito negli ingranaggi della guerra. Le sue creazioni, descritte dal regista come “giocattoli” e modellini giganteschi, sarebbero state utilizzate anche durante la guerra del Golfo del 1991, dopo l’invasione irachena del Kuwait e l’intervento della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.


L’ascesa e la caduta di Moselli

Roccati non intende limitarsi alla ricostruzione dell’ascesa professionale dell’imprenditore. Il documentario affronta anche la sua caduta, le zone d’ombra della sua esperienza e la ricerca di una possibile redenzione.

Il regista descrive Moselli come una figura capace di attraversare epoche e contesti diversi, quasi fosse uno “Zelig”, sempre sospinto dall’ingegno ma anche dalle proprie contraddizioni. La sua vicenda consente di osservare gli anni Ottanta e Novanta dal punto di vista di una persona comune coinvolta in dinamiche internazionali dagli effetti devastanti.

Gigi Roccati, già autore nel 2019 di “Lucania”, ambientato in Basilicata tra rapporti familiari, tradizioni e problemi ambientali, si confronta quindi con un racconto che collega l’Italia ai conflitti mediorientali. Il riconoscimento ottenuto al MIA arriva mentre il progetto è ancora in lavorazione e ne sottolinea l’ambizione di rileggere la storia recente attraverso un protagonista insolito: l’uomo che costruiva falsi armamenti per attirare su di essi il fuoco della guerra.

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