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Spettacolo 2 min di lettura1 ora fa

Il Piccolo Principe torna a teatro con Paolo Ruffini

La rilettura diretta da Stefano Genovese affida a musica, canto e scena il compito di riaccendere l’immaginazione

Paolo Ruffini interpreta l’Aviatore nella nuova versione teatrale de «Il Piccolo Principe», diretta da Stefano Genovese.

Pubblicato nel 1943, il libro di Antoine de Saint-Exupéry ha superato 200 milioni di copie vendute nel mondo, con 19 milioni in Italia. L’opera è stata tradotta in oltre 600 lingue e dialetti ed è comparsa tra i migliori libri del Novecento secondo il quotidiano francese Le Monde.

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Una storia per grandi e piccoli

Lo spettacolo è pensato per riunire bambini e adulti davanti allo stesso racconto, lasciando però a ciascuno la libertà di cogliere significati differenti. I più piccoli possono seguire il viaggio del protagonista attraverso personaggi, musica e situazioni fantastiche; gli spettatori più grandi ritrovano invece domande legate all’amore, all’amicizia, alla solitudine e alla responsabilità.

Anche la rilettura del libro cambia con l’età di chi lo affronta. Un testo che da bambini può apparire come una semplice avventura assume, negli anni, sfumature diverse: non perché siano cambiate le parole, ma perché cambiano le esperienze di chi legge o assiste alla rappresentazione.


La fantasia lasciata al pubblico

La messinscena evita di spiegare ogni elemento attraverso i dialoghi o di mostrare tutto in modo diretto. Il pubblico viene così coinvolto nella costruzione del racconto e deve completare con la propria immaginazione ciò che accade sul palcoscenico. Per Ruffini, il valore dell’opera sta anche nella possibilità di recuperare una facoltà spesso trascurata: «Il Piccolo Principe ci permette di riscoprire il concetto di fantasia, quella che sempre più spesso viene a mancare».

Recitazione, musica, canto e numeri circensi contribuiscono a creare un’esperienza fatta di immagini concrete e suggestioni personali. La scelta riporta al centro una caratteristica del teatro: evocare luoghi e situazioni senza doverli necessariamente riprodurre in ogni dettaglio.

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Il punto di vista dei bambini

Al centro della vicenda rimane un bambino capace di interrogare le certezze degli adulti. Ruffini considera questa prospettiva particolarmente significativa: «Il fatto che il protagonista sia piccolo è qualcosa di estremamente potente: spesso i bambini vengono considerati gli ultimi nella catena di pensiero, quando invece hanno tantissimo da dire».

Nel cast c’è anche Nicholas Ori, che l’attore aveva conosciuto circa tre anni fa durante il programma «Il Babysitter». In quell’occasione il giovane aveva presentato «Il pidocchio blu», una canzone scritta, secondo quanto raccontato da Ruffini, per combattere la tristezza. L’attore ne ha ricordato la sensibilità e la profondità, spiegando di essere felice di condividere nuovamente il lavoro con lui.


Il significato del viaggio

La nuova lettura teatrale conserva la capacità del libro di rivolgersi a generazioni diverse senza imporre un’unica interpretazione. Ogni spettatore può riconoscersi in un incontro o in una figura del viaggio, portando con sé una riflessione personale.

Il racconto richiama anche il valore dei legami e del tempo dedicato agli altri. È la lezione affidata alla volpe, che nello spettacolo torna con le sue parole più note: «Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi».

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