Mauro Repetto torna con un romanzo e guarda agli algoritmi
Dopo gli 883, l'artista parla di politica, creatività e del percorso che lo ha riportato alla scena
Mauro Repetto ha presentato il suo primo romanzo, «Election Day 2067», e ha raccontato il rapporto tra creatività, tecnologia e autenticità. L'artista ha ripercorso anche la scelta di lasciare gli 883 e gli anni trascorsi lontano dalla musica italiana.
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L'uomo contro l'algoritmo
Nel libro immagina un presidente del mondo scelto per ragioni commerciali, dentro una società in cui politica, denaro e comunicazione si confondono. Al centro della storia c'è il contrasto tra la razionalità degli algoritmi e la capacità umana di sorprendere.
Repetto collega questo tema a «Come mai», uno dei brani degli 883. Secondo lui, quella tensione era già presente nella canzone: «L'imprevedibilità umana vince sempre sull'algoritmo», ha spiegato parlando del messaggio che vorrebbe trasmettere attraverso il romanzo.
L'artista osserva con preoccupazione le notizie legate a guerre, crisi economiche, malattie e difficoltà della politica. Nel suo racconto trovano spazio anche riflessioni sulla giustizia e su possibili forme di pena, comprese alcune soluzioni volutamente visionarie nate dalla sua immaginazione.
L'intelligenza artificiale
Repetto dice di non utilizzare strumenti di intelligenza artificiale e si definisce un osservatore critico del fenomeno. Non rifiuta il progresso tecnologico, ma invita a impiegarlo con prudenza e senza permettere che sostituisca l'inventiva personale.
A suo giudizio, l'eccessiva dipendenza dagli algoritmi può rendere prevedibili anche i personaggi pubblici. Quando ogni parola viene costruita seguendo schemi già collaudati, sostiene, si perde il carisma e l'autenticità lascia spazio a qualcosa di già visto.
Lo stesso atteggiamento emerge quando parla di politica. Repetto segue i programmi di approfondimento in Italia, Francia e Stati Uniti, apprezzando la retorica e il confronto, ma non indica un leader contemporaneo al quale legarsi in modo particolare.
Dagli 883 al nuovo percorso
Repetto incontrò Max Pezzali al liceo, a Pavia, alla fine degli anni Ottanta. Insieme formarono gli 883, protagonisti del pop italiano degli anni Novanta con album e canzoni come «Hanno ucciso l'Uomo Ragno» e «Nord Sud Ovest Est».
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Nel 1994, quando il gruppo aveva raggiunto il massimo della popolarità, Repetto scelse di interrompere quell'esperienza. Cercò una nuova strada negli Stati Uniti, ma il progetto non andò come aveva immaginato; in seguito si trasferì a Parigi e iniziò a lavorare a Disneyland, prima come cowboy e poi nell'organizzazione di eventi.
Per lungo tempo rimase distante dalla scena musicale. La serie televisiva sugli 883, il teatro e le nuove occasioni artistiche lo hanno però riportato all'attenzione del pubblico, permettendogli di tornare a esibirsi e di dedicarsi alla scrittura.
Scrivere oltre la musica
Repetto considera sottile il confine tra chi fruisce di una storia e chi la crea. Dopo avere ascoltato, letto e guardato migliaia di opere, oggi sente di poter assumere il ruolo dell'autore e raccontare una vicenda propria.
La musica, secondo lui, conserva un vantaggio preciso: riesce a catturare l'ascoltatore in pochi secondi. Proprio per questo, quando ha sviluppato idee per il cinema e per la scrittura, ha cercato di ottenere la stessa immediatezza di una canzone.
Il romanzo nasce da un pensiero coltivato per anni: eleggere un presidente del mondo per vendere più prodotti. Repetto immagina così l'incontro tra la creatività e il potere economico, temi che considera ancora presenti nella realtà quotidiana.
Parlando del rapporto con le nuove generazioni, infine, non indica promesse già mantenute o tradite. Per lui la promessa deve rinnovarsi ogni giorno, senza trasformarsi in un bilancio definitivo del passato.
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