Gotham senza Batman: il volto mostruoso di Clayface
Tom Rhys Harries guida il film più inquietante dell’universo DC, tra deformazioni, vendetta e una lotta disperata per ritrovare se stessi.
La paura di non essere all’altezza diventa il punto di partenza di una storia ambientata a Gotham City, dove l’assenza di Batman lascia spazio a un protagonista divorato dall’ambizione e dalla perdita della propria identità. In “Clayface”, Tom Rhys Harries interpreta un attore in ascesa destinato a trasformarsi nel nuovo grande antagonista dell’universo DC Comics.
A 36 anni, il gallese originario di Cardiff si aggiunge alla lunga schiera di interpreti britannici approdati nei film hollywoodiani dedicati ai supereroi, dopo nomi come Tom Holland e Robert Pattinson. Il film è scritto da Mike Flanagan e Hossein Amini e diretto da James Watkins.
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Un volto distrutto, una nuova identità
Harries veste i panni di Matt Hagen, attore emergente appena candidato all’Oscar. La sua carriera e il suo aspetto vengono però devastati dagli uomini di un boss criminale, in un’aggressione che lo spinge a cercare una soluzione estrema.
A offrirgli una possibilità è Caitlyn Corr, scienziata interpretata da Naomi Ackie. Il trattamento sperimentale della donna riesce a restituire temporaneamente a Matt le sue sembianze, ma il siero scatena mutazioni sempre più imprevedibili. Il rapporto tra i due si intensifica mentre il desiderio di tornare alla vita precedente si trasforma in una sete di vendetta.
L’orrore nasce dall’apparenza
Il film utilizza l’orrore corporeo per affrontare temi legati all’immagine, al bisogno di approvazione e al rapporto con il proprio corpo. La trasformazione di Hagen non è soltanto fisica: la ricerca di una definizione di sé attraverso gli altri lo conduce verso una spirale sempre più distruttiva.
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Naomi Ackie ha spiegato che Matt cerca risposte all’esterno, affidandosi alla scienziata, alla rivalsa personale e al tentativo di recuperare il successo perduto. «A un certo punto della vita cerchiamo conferme al di fuori di noi stessi. Vogliamo che siano gli altri a definire chi siamo», ha osservato l’attrice.
Harries e la sindrome dell’impostore
Per Harries, il personaggio rappresenta anche un terreno emotivo vicino alla propria esperienza. L’attore ha raccontato di conoscere bene la sensazione di non sentirsi davvero all’altezza, soprattutto davanti a un ruolo così esposto.
«È facile interpretare un personaggio in preda alla sindrome dell’impostore, perché è così che mi sento quasi sempre. Mi sento così anche adesso. Cerco semplicemente di tenere la testa fuori dall’acqua», ha dichiarato Harries.
James Watkins ha individuato il centro del film nella tragedia umana nascosta dietro le deformazioni del protagonista. Sotto il volto mostruoso e il corpo trasformato resta infatti la storia di un uomo che cerca disperatamente di riprendersi il proprio nome, la propria carriera e il controllo sulla sua esistenza.
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