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Spettacolo 3 min di lettura22 ore fa

Dieci storie, un solo premio: chi punta al Gedi Visual Award

Dalla cronaca nera alle imprese estreme, i dieci documentari selezionati al MIA 2026 si contendono il riconoscimento assegnato da Gedi Digital

Il riconoscimento più importante sarà assegnato a una sola delle dieci opere presentate: il Gedi Visual Award premierà il progetto ritenuto più significativo per valore editoriale e giornalistico. La decisione spetterà a Paolo De Michele, vicedirettore di Gedi Visual, Francesco Fasiolo, caporedattore della stessa testata, e Cristiana Felli, responsabile dei video di Gedi Digital.

I documentari sono stati illustrati mercoledì 21 ottobre a Roma, nell’ambito della dodicesima edizione di Italians Doc It Better. La sezione del MIA, il Mercato Internazionale Audiovisivo, riunisce produzioni capaci di osservare la società italiana da angolazioni molto diverse, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra autori, produttori, emittenti, piattaforme e professionisti del settore.

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Delitti, guerre e verità nascoste

Tra i titoli più legati alla cronaca c’è “Ludwig – Gli angeli neri”, diretto da Simone Manetti. Il film ricostruisce la vicenda del gruppo neonazista responsabile di quindici omicidi commessi tra Italia e Germania dal 1977 al 1984, soffermandosi anche sulle possibili connessioni con gli ambienti dell’estrema destra.

Gigi Roccati porta invece sullo schermo la storia di Mario Moselli ne “L’uomo del bluff – Incredibile storia di Mario Moselli e l’armata fantasma di Saddam Hussein”. L’imprenditore italiano costruì mezzi militari contraffatti, tra carri armati e aerei, che furono impiegati dall’Iraq di Saddam Hussein per confondere le forze avversarie durante la guerra del Golfo.


Le imprese che diventano racconto

La dimensione sportiva attraversa due progetti molto differenti. Alex Infascelli firma “Ducati 100 Years of a Legend”, un viaggio lungo il secolo di vita della casa motociclistica di Borgo Panigale, costruito attraverso materiali d’archivio e interventi di Keanu Reeves, Casey Stoner e Marc Márquez. La narrazione è affidata alla voce di Stefano Accorsi.

Paolo Borraccetti e Lorenzo Garzella riaprono invece il caso della finale del campionato di pallacanestro del 1989 tra Livorno e Milano. “The Basket Case – Un canestro ai confini della realtà” parte da uno scudetto prima conquistato e poi annullato dopo appena trenta minuti, combinando memoria sportiva, elementi fantastici e riferimenti alla fisica quantistica.


Identità, famiglia e trasformazioni

“Sandiego”, diretto da Dario Fusco, osserva il cambiamento di Napoli, diventata una destinazione internazionale dopo essere stata a lungo associata a criminalità e degrado. Il documentario non si limita alla nuova immagine della città, ma considera anche le tensioni e gli effetti prodotti dall’espansione del turismo.

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Daniele Cini racconta in “The Dancing Brothers” la parabola di sei fratelli originari di Lecce, cresciuti in un’abitazione molto piccola e arrivati a esibirsi come ballerini professionisti in diversi Paesi. Dopo la scomparsa del padre, il gruppo torna nella città d’origine per dare forma a un nuovo progetto comune.

GJ Squarcia segue invece il rapporto tra Ilenia, moglie di un calciatore famoso, e Loretta, donna abituata a vivere in sintonia con l’ambiente naturale e con i rimedi tradizionali a base di erbe. “Il mio anno con la strega” sviluppa così una riflessione sulla libertà delle donne, sulla cura e sulla possibilità di cambiare il proprio sguardo su di sé.


Tra icone italiane e territori estremi

Con “Moka, con la m minuscola”, Matteo Severgnini ripercorre l’evoluzione della celebre caffettiera ideata da Alfonso Bialetti. L’oggetto viene presentato come un simbolo della creatività produttiva italiana e del passaggio da semplice utensile domestico a icona della progettazione.

Filippo Lupini segue in “Extreme Land Solo” l’esploratore Lorenzo Barone durante le sue spedizioni in solitaria, dalle regioni ghiacciate della Siberia ai deserti più inospitali. Accanto alla dimensione dell’avventura, il film affronta il legame con la famiglia e il costo emotivo di una vita costruita intorno a esperienze limite.

A completare la selezione è “Il rumore della luce” di Riccardo Bianco, ambientato tra viaggi in furgone, paesaggi desertici, feste rave e periodi di isolamento. Il percorso attraversa spiritualità, dipendenze e ricerca dell’identità, mettendo al centro il bisogno di dare un significato alla propria esistenza e di comprendere il rapporto con il mondo esterno.

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