Dalla lycra di Jovanotti alla giacca di Albanese: il potere degli abiti
Tra politica, moda e polemiche social, un cappotto diventa il pretesto per capire chi controlla davvero il significato di ciò che indossiamo.
Gli abiti non servono soltanto a coprire il corpo: raccontano appartenenze, ambizioni, ribellioni e perfino rapporti di forza. A volte lo fanno in modo evidente, altre attraverso dettagli che il pubblico crede di saper leggere ma interpreta male.
La lezione arriva da storie molto diverse: una divisa da ciclista riconoscibile per strada, un incontro diplomatico trasformato in confronto visivo, una vecchia canzone di Roberto Vecchioni e una copertina di moda con Francesca Albanese. In tutti i casi, il punto non è soltanto ciò che si vede, ma il messaggio che gli altri costruiscono intorno a quell’immagine.
Jovanotti e la forza della divisa
Lorenzo Jovanotti lo ha mostrato rilanciando il post di un ciclista che indossava una tenuta uguale a quella usata dal cantante nei trasferimenti tra un concerto e l’altro. La lycra rossa decorata con motivi arancioni, raccontava il ciclista, è diventata il segno con cui molti lo identificano quando lo incontrano per strada.
Il riferimento è anche a una conversazione avuta durante l’estate. Quel viaggio in bicicletta tra gli spettacoli era stato accostato al “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, con una versione decisamente meno composta del viaggiatore. Jovanotti aveva replicato «La divisa fa»: poche parole per riconoscere che un indumento può diventare identità prima ancora che semplice abbigliamento.
Melania Trump e il confronto diplomatico
La stessa grammatica visiva è comparsa nell’incontro con Xi Jinping e con la moglie del presidente cinese. Melania Trump ha scelto una camicia bianca Saint Laurent e pantaloni Dolce e Gabbana, mentre la consorte di Xi portava un abito rosso dalla lunghezza che Antonio Tajani avrebbe probabilmente approvato.
Il contrasto è stato letto dal Washington Post come una scena costruita per rappresentare due modelli opposti: da una parte la coppia tradizionale, dall’altra quella moderna. La scelta di Melania richiama inoltre la lunga storia dei pantaloni femminili, che non sono sempre stati un capo neutro: in passato indossarli poteva essere un atto di autonomia più audace della minigonna, come dimostra il caso di Katharine Hepburn, non Audrey Hepburn.
Vecchioni, la gonna e lo scandalo
A proposito di pantaloni e donne, torna inevitabilmente Roberto Vecchioni. Nel 1992, con “Voglio una donna”, il cantautore fu accusato di sessismo nonostante la sua collocazione politica. Il brano parlava anche del proprio io narrante e della donna ritenuta desiderabile, contrapposta a quella impegnata nel lavoro e nelle riunioni.
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Nel testo compariva la frase «Voglio una donna donna, con la gonna gonna», seguita dall’invito a scegliere quella che non avesse ambizioni professionali. Il brano arrivava a definire la donna impegnata “stronza come un uomo, sola come un uomo”: un linguaggio che allora generò polemiche, ma in un’epoca in cui la discussione pubblica non era ancora amplificata dai social e il termine “shitstorm” non faceva parte del lessico comune.
Il caso Albanese e l’etichetta sbagliata
La discussione più recente riguarda Francesca Albanese, apparsa sulla copertina di Love. La giurista indossa capi Céline e un modello attribuito a Loro Piana, circostanza che ha attirato critiche da parte di chi considera il marchio incompatibile con le posizioni espresse dalla protagonista e lo inserisce nelle proprie campagne di boicottaggio.
Il paragone con Jasmine Trinca, contestata dopo aver parlato contro il capitalismo mentre vestiva Prada per migliaia di euro, è arrivato quasi automaticamente. Ma il significato dell’operazione editoriale potrebbe essere un altro: in un dibattito pubblico dominato da schieramenti e identità politiche, anche le riviste patinate cercano figure la cui reputazione sia già riconoscibile e condivisa dal proprio pubblico.
Quanto vale davvero quel capo
La questione economica resta però più concreta delle polemiche morali. Il capo indossato da Albanese potrebbe non essere ancora in vendita, perché le riviste di moda presentano spesso collezioni future. Sul sito di Loro Piana, i prezzi dei cappotti oscillano da 4.200 euro fino a 25.000, mentre le giacche partono da circa 4.000 euro.
Un esperto consultato sulla fotografia ha però ridimensionato il caso: l’immagine è tagliata, ma dalle maniche si capirebbe che non si tratta di un cappotto bensì di una giacca. La differenza non è soltanto terminologica, soprattutto nel mondo del lusso. Resta quindi il dubbio più interessante: il capo è stato prestato e poi restituito, oppure Francesca Albanese ha potuto tenerlo? Il fatto che si tratti probabilmente di una giacca da circa 4.000 euro lascia pensare alla seconda ipotesi.
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