Club Zero, il digiuno come fanatismo: la satira di Hausner
Il film con Mia Wasikowska osserva con ironia glaciale il culto del benessere e le sue conseguenze più estreme, ora disponibile su MYmovies ONE.
Colori pastello, ambienti ordinati e composizioni geometriche trasformano ogni inquadratura in una gabbia elegante. Jessica Hausner costruisce così un mondo visivamente impeccabile, ma attraversato da un’inquietudine crescente: la forma rigida delle immagini riflette l’educazione altrettanto inflessibile impartita agli studenti.
La regista austriaca ha portato Club Zero al Concorso di Cannes, dove il film è stato presentato per la prima volta a livello mondiale. In seguito, la colonna sonora di Markus Binder ha ottenuto l’EFA per la migliore musica, confermando l’attenzione internazionale riservata all’opera.
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Un’estetica impeccabile e inquieta
La freddezza dello stile non è soltanto una scelta visiva. Hausner la usa per raccontare l’adesione progressiva a un sistema di regole che, dietro l’apparenza della disciplina e della cura personale, finisce per cancellare ogni capacità di scelta.
L’effetto è quello di una satira trattenuta, priva di spiegazioni didascaliche. L’assurdità emerge dai gesti quotidiani, dalle posture controllate e dall’ordine artificiale con cui i personaggi cercano di dare senso a un’esperienza sempre più pericolosa.
Mia Wasikowska guida il gruppo
Al centro della storia c’è Miss Novak, interpretata da Mia Wasikowska. La giovane insegnante viene chiamata da un liceo privato per proporre agli allievi un corso dedicato all’alimentazione, presentato come un percorso innovativo e salutare.
Dietro il linguaggio rassicurante, però, la docente segue un progetto ben definito. Dopo aver riunito alcuni studenti volontari, li accompagna verso una pratica di digiuno regolata da esercizi meditativi, rituali e indicazioni sempre più vincolanti.
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Quando il benessere diventa dogma
L’esperimento prende una direzione estrema: alcuni ragazzi abbandonano il corso, mentre altri si spingono oltre, convinti che rinunciare al cibo possa migliorare il proprio corpo e contribuire alla salvezza del pianeta. Il nutrimento viene gradualmente sostituito da un’idea di purezza assoluta, fino alla negazione dei bisogni fisici.
Il film richiama liberamente il respirianesimo, la convinzione secondo cui sarebbe possibile vivere alimentandosi soltanto di aria e luce. Hausner utilizza questa dottrina per mettere in scena una deriva contemporanea legata alle diete radicali, all’ossessione per il controllo e alla trasformazione del benessere in una forma di fede.
Genitori incapaci di reagire
Di fronte al cambiamento dei figli, le famiglie oscillano tra incredulità, assenza e preoccupazione. Quando comprendono la gravità della situazione, il legame dei ragazzi con la nuova disciplina è ormai diventato troppo forte per essere spezzato facilmente.
È proprio questa impotenza a rendere più amara la provocazione di Club Zero. Il film non prende di mira soltanto il fanatismo degli studenti, ma anche gli adulti che, per disinteresse o esitazione, lasciano spazio a una dottrina capace di svuotare lentamente ogni forma di autonomia.
Club Zero è disponibile su MYmovies ONE.
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