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Spettacolo 4 min di lettura2 ore fa

Artificial conquista New York: Garfield entra nella corsa agli Oscar

Il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI divide poco la critica americana e debutta con una campagna già orientata ai premi

Neon ha già delineato la strategia per portare Artificial agli Oscar: Andrew Garfield sarà proposto tra i protagonisti, Yura Borisov e Mark Rylance nelle categorie dedicate agli attori non protagonisti, mentre Monica Barbaro correrà tra le interpreti non protagoniste. Per Garfield, due candidature senza vittorie, il film potrebbe rappresentare anche un’occasione di riscatto dopo l’esclusione di The Social Network dalla corsa di sedici anni fa.

Negli Stati Uniti l’uscita è fissata al 25 dicembre; in Italia il film arriverà il 20 gennaio distribuito da I Wonder.


Il consenso spinge la campagna Oscar

A rendere credibile l’ambizione di Neon è stata l’accoglienza raccolta dopo la première mondiale al New York Film Festival. Artificial ha raggiunto il 92 per cento di recensioni positive su Rotten Tomatoes e Variety ha indicato Garfield come possibile candidato alla vittoria, grazie a un Sam Altman costruito su una calma apparentemente rassicurante e su un’inquietudine che emerge poco alla volta.

Non tutti i giudizi sono stati entusiasti. Il Guardian ha assegnato tre stelle su cinque, contestando a Guadagnino una satira troppo scoperta, mentre Screen International ha considerato il film meno incisivo di quanto lasciasse immaginare. Le perplessità, però, restano minoritarie rispetto al favore generale registrato dopo la proiezione newyorkese.


Altman prende le distanze dal film

Il vero Sam Altman non ha ancora visto Artificial, ma ha già espresso riserve sulla ricostruzione proposta dal trailer. A suo avviso, la vicenda sarebbe stata resa più drammatica che documentaria. Ha invece riconosciuto la precisione di un dettaglio osservato da Garfield: il modo di camminare. Quando si è imbattuto per caso nella troupe, impegnata a girare nella sua strada, Altman ha detto: «Camminava come me», spiegando di aver provato la sensazione di trovarsi davanti a una sorta di anomalia della realtà, con l’attore vestito come lui e dotato dello stesso zaino.

L’imprenditore ha smentito soprattutto la presenza del rifugio sotterraneo con le armi alle pareti, una delle immagini più cupe della pellicola. Ha inoltre negato di avere esercitato pressioni sulla distribuzione dopo la decisione di Amazon Mgm di non portare il film nelle sale, avvenuta mentre la società madre trattava un accordo da 50 miliardi di dollari con OpenAI. Altman ha precisato di non avere mai discusso dell’opera con Jeff Bezos.


Una commedia nera sull’intelligenza artificiale

La storia attraversa due decenni di sviluppo dell’intelligenza artificiale e segue le figure che ne hanno costruito il percorso. Il racconto parte dal 2003, quando Ilya Sutskever, interpretato da Yura Borisov, raggiunge Geoffrey Hinton a Toronto. Il pioniere delle reti neurali, portato sullo schermo da Mark Rylance, vent’anni più tardi riceverà il Nobel e lascerà Google per poter parlare senza vincoli dei rischi legati alla tecnologia.

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L’idealismo di Ilya, convinto che una macchina più intelligente dell’essere umano possa eliminare malattie e sofferenza, lascia progressivamente spazio alla Silicon Valley, a Elon Musk e alla nascita di OpenAI. Il laboratorio, concepito inizialmente come organizzazione senza fini di lucro al servizio dell’umanità, si trasforma in una potenza economica. Il passaggio decisivo è concentrato nei cinque giorni del novembre 2023: il consiglio rimuove Altman, più di settecento dipendenti minacciano di andarsene, Microsoft si schiera con lui e, dopo 73 ore, l’amministratore torna al vertice.


Garfield rende inquietante la gentilezza

Guadagnino affronta questa parabola con un umorismo nero che cambia gradualmente tono. Il fulcro rimane Sutskever, scienziato innamorato della propria creatura e proprio per questo sempre più preoccupato dalle sue possibili conseguenze. Altman, però, finisce per occupare una parte crescente del film: Garfield lo interpreta con voce pacata, sorrisi misurati e modi cortesi, trasformando la sua apparente disponibilità in una presenza ambigua.

L’attore ha raccontato di avere iniziato a studiare Altman dopo averlo visto testimoniare davanti al Congresso. In quel momento lo aveva percepito come una persona lucida e trasparente, capace di parlare della necessità di regolamentare l’intelligenza artificiale. Per prepararsi al ruolo lo ha osservato e ascoltato per due o tre mesi, cercando un equilibrio tra la sceneggiatura di Simon e la visione del regista. Ha anche spiegato di provare compassione per la difficoltà che una persona vivente può incontrare nel riconoscersi in una rappresentazione cinematografica.


Il potere resta il vero bersaglio

Per Garfield, tuttavia, la questione più delicata non riguarda soltanto il rapporto con Altman. Il film invita a chiedersi a chi vengano affidati autonomia, dati e potere decisionale. Durante le riprese, le notizie sul settore cambiavano di continuo e il materiale pubblico costringeva spesso la produzione a rivedere scene e dialoghi, trasformando Artificial in un’opera aggiornata quasi giorno per giorno.

Guadagnino individua il centro politico del progetto nei timori espressi da Hinton: una macchina potrebbe sottrarsi al controllo, soprattutto se diventasse uno strumento nelle mani di pochi interessi. Il regista ha difeso anche la scelta della commedia, già presente nella sceneggiatura e resa possibile, a suo giudizio, dalla forza degli interpreti e dal paradosso insito nei personaggi.

Borisov ha ammesso di essere in apprensione al pensiero della reazione di Sutskever, che non sa se vorrà vedere il film. Ike Barinholtz, invece, ha interpretato il Musk del 2014, ancora lontano dall’immagine pubblica legata alla politica: un imprenditore che molti consideravano capace di salvare il futuro e che gli altri personaggi guardano quasi come una figura messianica.

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