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Spettacolo 1 min di lettura1 ora fa

A 8 anni, l’ultimo concerto di Hirata Runa: poi la morte in cinque giorni

La giovane artista giapponese è deceduta per una miocardite fulminante; la famiglia e Dianna Project chiedono rispetto per il lutto

«Runa ha trascorso un terzo della sua vita come artista: vi chiediamo di conservarla per sempre in un angolo del vostro cuore». Con questo messaggio la famiglia ha ricordato Hirata Runa, morta a soli 8 anni dopo una breve carriera nel mondo della musica giapponese.


Una passione iniziata prestissimo

Nata a Nagoya, città situata tra Kyoto e Tokyo, Runa era entrata ancora bambina nelle Dianna Project. Il gruppo riunisce giovani artiste sostenute da un’agenzia dello spettacolo e conosciute dal pubblico per la vicinanza costruita con i propri sostenitori.

Per Runa, quell’esperienza aveva occupato una parte significativa della sua vita. Nell’ultimo messaggio pubblicato prima della morte, rivolto alle sue sostenitrici, aveva scritto: «Grazie anche per oggi, mi sono divertita davvero molto».


Cinque giorni tra palco e tragedia

La bambina aveva partecipato a un concerto davanti a migliaia di persone appena cinque giorni prima del decesso. L’esibizione si era svolta senza segnali pubblici che lasciassero immaginare l’imminente tragedia.

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Hirata Runa è poi morta alla fine di settembre a causa di una miocardite fulminante, un’infiammazione del muscolo cardiaco riconducibile a un’infezione virale. La notizia ha colpito i fan delle Dianna Project e il pubblico che aveva seguito le sue esibizioni.


Il gruppo protegge la famiglia

La comunicazione della scomparsa è arrivata dalla famiglia e dall’agenzia che gestisce il gruppo. Nel messaggio, Dianna Project ha espresso riconoscenza verso chi aveva sostenuto Runa e verso le persone che l’avevano assistita, spiegando che la bambina si era spenta serenamente.

La stessa nota ha invitato il pubblico a non rivolgere domande private ai familiari, a evitare interviste e a non cercare ulteriori informazioni sui social network. La richiesta è stata motivata dalla necessità di tutelare il dolore dei parenti in lutto.

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